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Carlo Verdone, la commedia italiana che piace ai cinesi

2017年01月20日 18:49 fonte:Cina in Italia  autore: Andrea Cicini

 

Carlo Verdone premiato come miglior attore alla terza edizione del Silk Road International Film Festival per L’abbiamo fatta grossa. «Un’emozione indimenticabile, un film semplice, ben fatto ed interpretato viene compreso e apprezzato in tutto il mondo»

 

La sua prima volta in Cina è stata un successo. Carlo Verdone, infatti, si è aggiudicato il premio come miglior attore alla terza edizione del Silk Road International Film Festival di Xi’an, a cui ha partecipato con L’abbiamo fatta grossa, pellicola di cui è sceneggiatore, regista e interprete. Un riconoscimento su cui fino all’ultimo non avrebbe scommesso, come racconta a Cina in Italia, consapevole che «una commedia, all’interno di un festival, parte sempre battuta da film d’autore». Ma non è andata così e la realtà ha superato di gran lunga le sue aspettative.

Il cinema cinese quest’anno sembra vivere un momento di “crisi”: dopo la crescita vertiginosa degli ultimi anni, infatti, i numeri del box office stanno diminuendo. C’è chi parla di un cambiamento dovuto all’evoluzione dei gusti del pubblico, ormai stanco di vedere sempre film commerciali, uno simile all’altro. Il pubblico cinese sta forse diventando più esigente e l’industria cinematografica si dovrà presto adeguare se vuole ritrovare un pubblico sempre più numeroso. In questa nuova spinta verso la qualità che il pubblico sembra ormai richiedere, magari anche l’Europa, e in particolare l’Italia, può fare la sua parte portando nuova linfa creativa e autori nel mercato cinematografico cinese ormai fondamentale. Il segreto per riuscirci? «Conoscersi meglio», suggerisce Verdone.

Carlo, è stata la tua prima volta in Cina. Com’è stata questa esperienza?

«È stata un’esperienza molto forte. Ho avuto la sensazione di essere in un altro pianeta. Non avevo mai visto dimensioni così ampie in larghezza, altezza ed espansione delle città. Shanghai mi ha dato l’idea dell’inizio del film Blade Runner. Le luci notturne sono così numerose, colorate, il traffico così intenso, fitto, che comprendi al volo quale potenza economica sia oggi la Cina. Tutto stupisce: il presente e la grandiosità del passato. Ad oggi posso dire che, dal punto di vista emotivo, è stato il viaggio più incredibile che abbia mai fatto. Da buon europeo ho trovato Xi’an la città più interessante, quella che meglio conserva l’importanza della grande cultura cinese antica, separandola dalla modernità».

Una nuova emozione per te ricevere un premio da un Festival dell’Impero Celeste. Cosa hai provato?

«Quando il mio produttore Aurelio De Laurentiis mi disse che aveva iscritto il mio ultimo film L’abbiamo fatta grossa al Festival internazionale di Xi’an, non nutrivo grosse speranze. Una commedia, all’interno di un festival, parte sempre battuta da film d’autore. E invece il giorno prima della premiazione ho ricevuto l’invito a recarmi in una sala conferenze dell’hotel dove avrei ricevuto il diploma di finalista come miglior attore. Quando la presidentessa della giuria cinese mi è venuta incontro facendomi i complimenti per il film, dicendomi che l’aveva molto divertita, ho cominciato a nutrire una debole speranza. E quando un membro della giuria russo si è congratulato con sincerità per la mia performance, allora ho cominciato a sperarci un pochino di più. Durante la premiazione, preceduta da uno spettacolo imponente di luci, colori, ballerini, acrobati, cantanti, dentro di me ero convinto che il premio per me sarebbe stato il diploma di finalista. E già sarei stato contento. Ma quando alla voce miglior attore protagonista hanno scandito con difficoltà il mio nome, sono rimasto sbalordito. E mentre andavo emozionato verso il palcoscenico, cercavo di articolare nella testa il discorso in inglese che avrei dovuto affrontare di fronte a circa 3.000 spettatori durante la diretta tv. È stata un’emozione che non dimenticherò mai. Felice che quella sera in platea ci fosse anche mia figlia Giulia, che mi aveva raggiunto a Xi’an. Questi ricordi te li porti dietro tutta la vita. Il programma è stato visto da così tante persone in diretta televisiva, che il giorno dopo ho cominciato a firmare autografi a chi mi aveva visto ritirare il premio. È stato fantastico».

Cosa pensi sia piaciuto al pubblico cinese e cosa li ha divertiti?

«Credo che il film non avesse nulla di regionale, ma che fosse semplicemente una favola rocambolesca girata ed interpretata in modo elegante. Un’attrice cinese, membro della giuria mi ha detto: “In alcuni momenti il film mi ha fatto pensare ad una commedia francese per l’eleganza fotografica e la narrazione. Interessante questo tono che viene da una commedia italiana”. Quindi un film semplice, ben fatto ed interpretato viene compreso e apprezzato in tutto il mondo».

Cosa pensi del mercato cinematografico cinese?

«Il mercato cinese è in piena crescita. Dovremmo collaborare di più. Un industriale cinese mi diceva che l’Italia deve avere più coraggio con la Cina. Lo stesso coraggio che hanno i francesi e i tedeschi. Insomma, ho colto un po’ di timidezza nello stringere accordi da parte nostra». 

C'è un futuro per la commedia italiana in Cina? Quali potrebbero essere quegli elementi di unione per unire le due tipologie di spettatori?

«Credo che per raggiungere questo bisogna conoscerci meglio. Per capire la Cina ci devi stare molto e comprendere il loro modo di vedere le cose. Ma soprattutto è necessario capire bene cosa fa scattare la risata in loro. Ho colto uno stesso senso dell’ironia in molti aspetti. Ma ora quello che dobbiamo fare è cercare di frequentarci di più e osservare tutto nei dettagli con curiosità. Fare coproduzioni con la Cina sarebbe un successo incredibile. Lavoriamoci per rendere possibile questa opportunità che farebbe bene al cinema di entrambi».

Da Cina in Italia di dicembre 2016