La posizione corrente:Home > Libri

Amy Tan racconta la vita degli emigranti cinesi

2017年02月10日 18:16 fonte:Cina in Italia  autore: Nino Azzarello

 

Pubblicata la nuova edizione del libro di Amy Tan Il circolo della fortuna e della felicità. Uno spaccato sulla vita degli emigrati cinesi negli Stati Uniti e sui rapporti con i loro figli nati in America, una storia in cui si intrecciano due continenti e due generazioni

 

Il circolo della fortuna e della felicità è un affresco avvincente della vita degli emigranti cinesi e dei delicati rapporti con i figli nati in terra americana, come l’autrice, Amy Tan, che scrisse questa novella nel 1993. Salani Editore pubblica ora una nuova edizione italiana di questa novella che ha avuto un grande successo tra i lettori di tutto il mondo e ha ispirato un fortunato film di Wayne Wang dal titolo The Joy Lucky Club.

Il libro narra di quattro madri (zie) che si incontrano regolarmente a San Francisco per giocare il mah-jong, mangiare piatti tradizionali cinesi e condividere con le figlie le memorie della loro vita in Cina. È come se la voce narrante si spostasse ogni volta verso un nuovo angolo del tavolo da gioco e passasse il testimone a un’altra madre e un’altra figlia. Ne emerge una narrazione corale tra quattro anziane donne nate nella Cina prima del 1949 e le rispettive quattro figlie nate e cresciute in California, alle prese con le sfide dell’assimilazione nella convulsa società americana che fonde le culture in una egemonica identità comune e indistinta. Quando una delle donne muore, la figlia Jing-mei (June), che è il personaggio principale, è cooptata per rimpiazzare la madre al tavolo da gioco. Ma lei si sente fuori posto tra quelle anziane signore che non parlano inglese, vestono ridicoli abiti cinesi e insistono perché le figlie assimilino maniere e tradizioni di cui esse sono impregnate e che vogliono a tutti i costi tramandare loro.

Le storie si intrecciano in un disegno che abbraccia due continenti e due generazioni e si avvicendano con un respiro serrato che lascia talvolta il lettore solo ad annaspare tra nonne, madri e figlie. Queste ultime, invece, vivono in pieno l’ambivalenza della loro condizione di migranti di seconda generazione, chiamate come sono a risvegliare dentro se stesse una cinesità che non hanno mai conosciuto, anzi da cui si sentono estranee, proiettate come sono nel presente che reclama da loro una immersione profonda nella cultura del Paese ospitante. Se da una parte crescono con il sogno americano, dall’altra non possono totalmente fondersi e confondersi nel melting pot visto che comunque non hanno perduto, né possono perdere, le fattezze orientali. Eppure, dopo la morte della madre, June si sente invasa da un misto di dolore, colpa e anche curiosità, e sotto il pungolo incessante delle zie, si tuffa nel mondo dal quale aveva così intensamente cercato di distanziarsi. Non vede più le zie come alieni piombati da un pianeta sconosciuto, pronte solo ad imbarazzare i figli, e poco alla volta comincia a comprendere le reali dimensioni della tragedia che esse si sono lasciate alle spalle. Quando le zie rivelano a June che le due sorellastre, che la madre è stata costretta ad abbandonare in Cina durante l’invasione giapponese, sono miracolosamente sopravvissute e vivono a Shanghai, è come se ricevesse una scarica elettrica che la spingerà ad un pellegrinaggio, con l’anziano padre, alla ricerca delle sorelle. E quando alla fine scende dall’aereo e mette piede in terra cinese per incontrare sconosciuti parenti che sono cresciuti sull’altra sponda dell’oceano, è come se il lettore stesso ricevesse una scossa emotiva: la profonda cicatrice insita nell’esperienza sino-americana è finalmente rimarginata e il legame a volte doloroso tra madri e figlie nate da culture diverse alla fine trionfa.

«“Mamma, mamma” sussurriamo, come se lei fosse in mezzo a noi… e vedo anche quale parte di me è cinese. È così evidente. È la mia famiglia. La portiamo nel sangue. Dopo tutti quegli anni, posso finalmente lasciarla libera». Le ultime pagine chiudono il cerchio con le prime pagine del libro e la ricerca sofferta della consapevolezza e dell’identità ritrova l’altro bandolo della matassa. Il libro, che si potrebbe rinominare Il Circolo della redenzione e dell’amore, parla a ciascuno di noi che si interroga sulla memoria familiare e sulla continuità di valori e esperienze tra genitori e figli nell’arduo percorso del divenire delle generazioni.

Da Cina in Italia di dicembre 2016