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"La vera storia di Ah Q", l'altra anima della Cina

2017年03月03日 17:23 fonte:Cina in Italia  autore: Nino Azzarello

 

Nuova edizione italiana del libro di Lu Xun “La vera storia di Ah Q”. Una satira intrisa di ironia e sarcasmo in cui il protagonista incarna la capacità di resistere, sopravvivere e rinnovarsi per ritrovare le ragioni del riscatto e le risorse della resilienza, le virtù supreme della condizione umana

 

La Rivoluzione cinese del 1911 con l’abdicazione dell’imperatore Puyi e l’ascesa di Sun Yat-sen alla presidenza della Repubblica aveva alimentato l’illusione che una svolta verso la libertà e la democrazia fosse possibile in un Paese avvilito da crisi politiche, economiche e sociali, ma l’illusione era durata poco, perché i grandi problemi erano rimasti tutti irrisolti. Nel 1921, quando Lu Xun scrisse La vera storia di Ah Q, di cui a settembre è uscita una nuova edizione italiana (Newton Compton, 128 pagine, 4,90 euro), la Cina era agitata da fremiti rivoluzionari che serpeggiavano tra il popolo e gli studenti. La letteratura di questo periodo è perciò una denuncia da parte degli intellettuali delusi e frustrati. Lo stesso Lu Xun attraversa un periodo di grave crisi spirituale, crisi che appare in alcuni suoi racconti volti a scuotere il popolo dal torpore intellettuale. Ne La vera storia di Ah Q c’è tutto lo spirito di Lu Xun, la sua critica alla società del tempo, la voglia di rinnovamento, la speranza nell’avvenire. Il racconto fa parte di una raccolta dal titolo significativo Alle Armi che contiene alcune tra le opere più importanti di colui che è stato definito il padre del realismo e della narrativa moderna cinese.

La vera storia di Ah Q è una satira intrisa di ironia e sarcasmo per l’immobilismo ancestrale di una società vinta e prostrata, in cui i ricchi e i privilegiati continuano a dominare, mentre i contadini rimangono estranei a quanto accade intorno a loro. Una novella che in forma di metafora attacca una classe dirigente servile, corrotta e velleitaria, che ha l’abitudine di nascondere a se stessa il fallimento e la sconfitta, mascherandoli dietro un’ipocrita vittoria morale, accetta passivamente il dominio straniero ed è sempre pronta a sfogare la propria inettitudine sulle spalle degli umili.

Ah Q era un disgraziato operaio cinese perseguitato da sfortune e ingiustizie e vessato dagli umili e dai potenti del villaggio. Bollato con la reputazione di furfante buono a nulla, Ah Q finiva per essere picchiato anche se non aveva fatto né detto niente di male, solo per il fatto di esistere. Umiliazioni e insulti ad ogni svolta d’angolo che si concludevano con percosse, era lo scenario di sempre. Nello scontro con l’avversario, provocato o subito, il suo codino veniva tirato qua e là  e la sua testa sbattuta contro il muro almeno cinque volte, dopo di che l’aggressore se ne andava soddisfatto. Per parte sua, Ah Q se ne restava immobile per un po’ tutto dolorante, poi pensava: «È come se fossi stato picchiato da mio figlio, ah, il mondo di oggi…». Così, consolando se stesso, se ne andava anche lui, soddisfatto per quello che ai suoi occhi era sembrato un successo.

La sua morte è come la sua vita: accusato di un furto che non ha commesso ma di cui non rivendica neppure l’innocenza, estraneo al meccanismo processuale chiaramente al servizio dei vecchi e nuovi potentati, viene fucilato davanti alla folla ottusa e feroce, come gli occhi del lupo che lo aveva attaccato. «Naturalmente tutti furono concordi nel dire che Ah Q era un mascalzone; se non fosse stato così, perché l’avrebbero fucilato? In città l’opinione pubblica fu piuttosto sfavorevole; erano quasi tutti insoddisfatti, perché una fucilazione non è spettacolare come una decapitazione. E che prigioniero ridicolo, poi: era passato per tante strade senza neanche cantare un verso d’opera! Lo avevano seguito per niente».

La storia di Ah Q voleva essere una metafora a dimostrazione di come la società cinese colpisse alla cieca senza verificare in alcuna maniera chi o cosa stesse attaccando. Ma il nostro eroe incarna il simbolo dell’altra anima del popolo cinese, la capacità di resistere, sopravvivere e rinnovarsi per ritrovare le ragioni del riscatto e le risorse della resilienza, le virtù supreme della condizione umana. Come dice l’autore, Ah Q, malgrado le disfatte e le umiliazioni, è «sempre esultante e questo può essere una prova della supremazia morale della Cina sul resto del mondo».

Da Cina in Italia di gennaio 2017