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I ritratti imperiali di Simone Ricci

2017年03月24日 17:36 fonte:Cina in Italia  autore: Nino Azzarello

 

Partendo dal mito cosmogonico, Gli imperatori della Cina antica di Simone Ricci ripercorre le leggende dei sovrani mitologici e propone le biografie degli imperatori delle prime quattro dinastie storiche cinesi: Xia, Shang, Zhou e Qin

 

La storia antica della Cina suscita un crescente interesse e un vero entusiasmo dovuti alla rivalutazione che ne è stata promossa in tempi recenti. Il fattore determinante è costituito dalle spettacolari scoperte archeologiche intervenute negli ultimi tempi, le quali hanno imposto una reinterpretazione inedita di alcuni aspetti importanti della storia antica della Cina. Un motivo più generale è che, in passato, pochi studiosi sono riusciti a superare i limiti interpretativi della storiografia cinese tradizionale, che è stata trattata alla stregua di un catalogo lungo e ripetitivo di dinastie che si succedevano l’una dopo l’altra, con la conseguenza che di esse venivano appiattite e negate sia la portata che la profondità. Nell’introduzione del libro Gli imperatori della Cina antica. Dalla creazione del mondo allesercito di terracotta di Simone Ricci, l’autore si prefigge di colmare questa lacuna. Dopo avere ricordato il mito cosmogonico di Pangu, Ricci passa in rassegna le principali dinastie storiche della Cina antica elencandone per ciascuna gli imperatori, secondo la cronologia tramandataci dagli Annali di bambù e dallo Shiji: Xia, Shang, Zhou e Qin.

Con la dinastia Qin inizia la vera e propria storia della Cina, documentata dalla storiografia tradizionale e confermata dalle scoperte archeologiche. Il suo capostipite è Huangdi, l’imperatore Giallo, tramandato come il primo unificatore della Cina, mentre sembra che sia stata la dinastia Qin a dare il nome che il Paese di Mezzo ha in tutte le lingue europee, cioè Cina. Tra i successi di Shi Huangdi si annoverano: l’abolizione del feudalesimo, la centralizzazione dell’impero, l’unificazione del sistema monetario e la realizzazione di grandi opere pubbliche, di cui la più importante resta la Grande Muraglia. L’opera, che si estese per 10mila chilometri attraverso monti e valli, nelle intenzioni dell’imperatore doveva arginare l’avanzata dei barbari verso Sud e richiese l’impiego di un numero impressionante di operai, sembra addirittura un milione. Si calcola che sia costata l’equivalente di 20 miliardi di dollari, con l’impiego di un grande numero di schiavi, senza i quali l’opera sarebbe costata tredici volte di più. L’unificazione della Cina ebbe un costo enorme in termini di vite umane perdute: solo nella costruzione della Grande Muraglia morirono 100mila persone, per lo più schiavi, che furono seppellite lungo i bordi della Muraglia, che per questo venne chiamata il cimitero più lungo del mondo. Shi Huangdi rimarrà famoso anche per il ritrovamento del mausoleo in cui fu sepolto con le 8000 statue dell’esercito di terracotta.

Secondo il Taoismo, bene e male coesistono e sono l’uno intrinseco all’altro. Non sorprende che il Regno di Shi Huangdi sia stato profondamente segnato dalla presenza del bene e del male. Quando il suo impero volgeva alla fine, egli sferrò un terribile attacco contro la cultura per reprimere le proteste della gente oppressa dai suoi eccessi. Come rappresaglia contro i suoi sudditi che, scontenti del suo operato, invocavano gl’insegnamenti di Confucio, che predicava la saggezza e il rifiuto della forza come strumenti di buon governo, l’imperatore fece distruggere i libri del Maestro e di molti altri intellettuali.

Non resistiamo alla suggestione di un accostamento: Shi Huangdi ha molto in comune con un altro grande leader della Cina moderna: Mao Zedong. Anche per Mao si disse che nella sua opera coesistevano bene e male: quando lanciò la Rivoluzione Culturale che produsse tanti eventi tragici fece distruggere le opere letterarie e combatté aspramente il Confucianesimo.

Leggendo le biografie degli imperatori che Ricci descrive nel suo libro si ricava netta l’impressione del carattere ciclico della storia cinese, caratterizzata da corsi e ricorsi, conquiste e cadute. E un pensiero sorge spontaneo: i mali odierni della Cina (corruzione, nepotismo, congiure e lotte intestine) non sono poi così odierni, anzi ci sono sempre stati, sono stati sempre combattuti, ma mai debellati.

Da Cina in Italia di febbraio 2017