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Vinitaly e l’italiano che si beve in Cina

2017年04月10日 19:58 fonte:ufficio stampa Business Strategies  autore: Marta Cardellini
foto: ufficio stampa Business Strategies


Firmato un accordo fra la fiorentina Business Strategies e la cinese Sheshan59 per la vendita e la promozione di vino italiano in Cina. Sebbene le prospettive nel mercato del dragone siano ampie, l’Italia conquista ancora solo una medaglia di legno.

 

In corso a Verona, fino al 12 aprile, la più grande manifestazione del vino Made in Italy arrivata quest’anno alla sua 51esima edizione. Come sempre un occhio di riguardo è alla Cina e al suo mercato, considerato insieme a quello degli Usa una sfera molto promettente. A parlare di tali opportunità è stata la società fiorentina Business Strategies, che ha firmato proprio ieri un accordo con l’importatore cinese Sheshan59. «Sarà una montagna tax free la nuova porta di accesso alla Cina» riferiscono dall’azienda italiana. 

Diretta da Audrey Shen, Sheshan59 è un grosso intermediario di Shanghai per il commercio di vini che, fino ad oggi, ha lavorato, grazie anche al suo brand WinetoChina, con i produttori francesi. Il suo quartiere generale si trova sul Monte She (Sheshan, appunto, in cinese), un ex rifugio antiatomico riconvertito in una gigantesca cantina da 10mila mq che, oltre agli spazi destinati alla movimentazione e stoccaggio delle merci, ospita caveau di lusso per i ricchi eno apassionati cinesi e 66 celle riservate ai soli membri Vip. Grazie a un accordo con il Governo cinese Sheshan è un’eccezionale free trade area, non soggetta ai dazi in entrata (la merce è tassata solo in uscita, una volta venduta) e in grado di accelerare i tempi di consegna al consumatore finale da 3 mesi a una settimana, avviando le pratiche burocratiche già al momento di stoccaggio.

Per  Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies, «questo accordo ci consente di dare una risposta puntuale, sicura e conveniente al crescente interesse dei consumatori cinesi che, quotidianamente, riscontriamo nel nostro lavoro di promozione. Con Sheshan59 possiamo fare un matching tra le esigenze di prezzo, fascia e tipologia della domanda cinese e la straordinaria offerta che le nostre imprese vitivinicole rappresentano, garantendo loro un canale di accesso mirato su questo mercato». Audrey Shen spiega: «Ho avvicinato Business Strategies dopo aver partecipato ad un loro roadshow promozionale in alcune città cinesi di 2° e 3° livello. L’entusiasmo che ho visto negli importatori e distributori cinesi nei confronti del vino italiano mi ha convinto ad estendere il progetto di Sheshan59 anche al Made in Italy, con l’obiettivo di replicare l’ottima esperienza e i numeri del vino francese. Il canale online – ha concluso – può funzionare quando si commercializzano brand universalmente riconosciuti, ma nel caso del vino è importante che la vendita sia mediata e sicura, al riparo dal rischio della contraffazione e dal pericolo di svilire il brand».

E fra i maggiori esportatori di vino è la Francia a detenere il primato, seguita dall’Australia e dal Cile. Medaglia di legno all’Italia, che si posiziona solo al quarto posto secondo l’analisi realizzata dall’Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies e Nomisma Wine Monitor rilasciata oggi a Vinitaly. Il rapporto mostra i dati dei cosidetti mercati del futuro, ovvero i nuovi emergenti fra cui rientra anche quello asiatico. I dati dicono che nel 2016 il nostro paese ha esportato nei 19 paesi che ne fanno parte (Cina, Costa d’Avorio, Corea del Sud, Mozambico, Filippine, Nigeria, Malesia, Brasile, Tailandia, Messico, Taiwan, Ucraina, Vietnam, Bielorussia, Emirati Arabi, Kazakistan, Israele, Russia e Angola) vino per un valore di 466 milioni di euro, posizionandosi al quarto posto fra i top exporter con una quota di mercato dell’11% .