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Il mio grosso grasso matrimonio Zhuang

2017年04月28日 17:33 fonte:Cina in Italia  autore: Jacopo Bettinelli

 

Jacopo è legalmente sposato con Yu Huanzi da due anni e mezzo, ma poco prima del Capodanno cinese hanno celebrato la loro unione anche secondo il rito tradizionale della minoranza etnica del Guangxi. Un’esperienza che gli ha fatto vivere tradizioni che stanno ormai scomparendo

 

Quando nel gennaio 2012 conobbi Yu Huanzi, non avrei mai immaginato che a distanza di cinque anni precisi mi sarei trovato con lei a festeggiare il nostro matrimonio a Guyuepo, un villaggio di duecento abitanti nella provincia del Guangxi. Ancor più non avrei mai pensato di festeggiare questo avvenimento con un rito tradizionale della minoranza etnica Zhuang, al cospetto della tv nazionale cinese. Ma forse è bene fare un piccolo passo indietro.

La popolazione cinese è divisa in 56 gruppi etnici. Il 93% è di etnia Han e i restanti 55 gruppi sono indicati come minoranze etniche. Con circa 16 milioni di persone, la minoranza più numerosa è quella dei Zhuang, quasi interamente insediata nella provincia del Guangxi. Infatti il nome corretto di questa provincia è Regione Autonoma del Guangxi dell’Etnia Zhuang.

Io e Huanzi siamo legalmente sposati da due anni e mezzo, ma in Cina è normale non festeggiare il matrimonio lo stesso giorno della firma delle carte. Per molti cinesi non ci si sente veramente marito e moglie fino a che non si fa la festa con i parenti, anche se legalmente il matrimonio è già valido. Nel 2014 facemmo la festa con i miei familiari in Italia, ma per una concomitanza di eventi mio suocero non riuscì a partecipare, così abbiamo spesso pensato di fare un’altra festa in Cina. Visto che ci siamo conosciuti in occasione del Capodanno cinese, abbiamo deciso che il momento più appropriato per organizzare il nostro matrimonio cinese fosse qualche giorno prima dei festeggiamenti per il nuovo anno del Gallo. Durante una cena nella casa di Guyuepo abbiamo chiesto a papà Yu e mamma Deng se fosse possibile organizzare un semplice matrimonio con l’aiuto degli abitanti del villaggio. Così mamma Deng ci ha indirizzato verso Li agong, un signore di mezza età che vive in una casetta di fango e paglia sul versante di uno dei monti che delimitano il villaggio. Li agong è un esperto di matrimoni tradizionali e ha subito accolto di buon grado l’idea di aiutarci ad organizzare il nostro. Purtroppo per me, un matrimonio Zhuang esige che lo sposo abbia con sé dieci fratelli e la sposa dieci sorelle come testimoni. Ovviamente non c’è bisogno che siano veri fratelli o sorelle, possono essere degli amici, ma devono assolutamente essere dieci per parte. Un altro problema era il fatto che non fossero presenti i miei genitori ed io non avessi una casa a Guyuepo. La cerimonia, infatti, prevede che lo sposo vada a prendere la sposa e la porti a casa propria dove la presenta ai genitori. Li agong mi ha subito offerto casa sua e ci ha spiegato che se uno degli sposi non ha i genitori presenti si può chiedere agli anziani del villaggio di agire per conto loro. Restava solo un problema: trovare i venti testimoni. Li agong, senza perdere tempo, ci ha portato al gangji, il mercato che si tiene ogni tre giorni, a comprare tutto l’occorrente per il matrimonio e per cucinare i zongzi, un cibo a base di riso glutinoso mangiato in tutta la Cina in occasione della festa delle barche drago e solo nel Guangxi in occasione del Capodanno cinese. Con l’aiuto di Li agong e di alcune vecchie del villaggio ho fatto diversi zongzi. Questi servivano come regalo ai giovani del villaggio che avrebbero fatto da testimoni.

Trovati i testimoni, mancava solo di sposarsi. Il matrimonio Zhuang, ma anche quello della tradizione Han, prevede che lo sposo vada a casa della sposa a prenderla in carico dai genitori e la porti a casa propria. Procedendo verso casa di Huanzi, prima i vecchi del villaggio e poi le “sorelle” della sposa mi hanno fermato, chiedendomi di passare delle prove per dimostrare il mio amore. Mentre oggigiorno lo sposo si presenta con la macchina su cui far accomodare la sposa, tradizionalmente questa veniva messa su una portantina di colore rosso, il colore della festa e della felicità. Così Li agong ci ha fatto trovare una portantina, che sarebbe stata trasportata da quattro dei miei “fratelli”. A casa di Li agong abbiamo presentato i nostri rispetti ai vecchi del villaggio, quindi siamo diventati finalmente marito e moglie.

È stata un’esperienza incredibile. Non solo per il calore con cui tutto il villaggio si è prestato ad accoglierci, ma anche per il fatto di aver avuto la possibilità di provare in prima persona il rito del matrimonio tradizionale di una minoranza etnica. Questo è tanto più importante perché oramai la maggior parte dei novelli sposi cinesi rifuggono dalla tradizione per favorire una festa impersonale fatta nella sala da ballo di un albergo, con presentatore, musica assordante e luci da discoteca. Senza contare che gli sposi preferiscono il vestito bianco e lo smoking occidentali, quando per me è stato un onore indossare i vestiti Zhuang e sposarmi senza luci in una casa di paglia e fango sul pendio di una montagna, respirando l’aria di tradizioni che si stanno perdendo.

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Da Cina in Italia di aprile 2017