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Antonio Voria, un italiano che canta in mandarino

2017年05月12日 17:00 fonte:Cina in Italia  autore: Daniela Baranello

 

Seguitissimo dal pubblico di tutte le età, Antonio Voria ha portato una ventata di novità nella musica cinese. Il suo segreto? Integrarsi subito

 

In Italia lo conoscono in pochi, ma in Cina è una star. Originario di Rutino, paesino in provincia di Salerno, inizia a studiare pianoforte a sei anni e dopo essersi trasferito a Milano a diciotto, dove perfeziona il suo percorso musicale, nel 2009 Antonio Voria inizia il suo viaggio verso il Paese di Mezzo, dove troverà il successo. Viene definito un Marco Polo del XX secolo, solo che in Cina invece di arricchirsi con seta e spezie, cresce musicalmente. La sua prima esperienza è sette anni fa a Shanghai, dove va per vacanza, ma gli piace così tanto che decide di restare, così «quando ho capito di avere un grande deficit comunicativo ho deciso di iscrivermi alla Fudan University per studiare il mandarino». Oggi, dopo sette anni, considera la Cina «una seconda patria», tanto che presto chiederà il passaporto, «spero che il Presidente legga il mio disperato appello», confida sorridendo.

La carriera 

Lo Shanghai Fudan Idol Festival è stato il punto di partenza. Inizia prima per gioco, cantando nei KTV con amici cinesi, poi trova un volantino del contest canoro indetto proprio dalla sua università e decide di iscriversi. Al Fudan Idol canta per la prima volta in lingua cinese, «davanti ad un pubblico vero» e vince il primo premio. Da qui il via alla sua carriera, che lo porta prima a Taipei, dove registra Asian Experience, un disco con ben cinque brani in mandarino, poi in Italia nel 2010, ospite di Barbareschi Sciock, dove si esibisce cantando in cinese. L’anno dopo, ancora in Cina, partecipa ad uno dei più famosi show televisivi su JSTV, con 4 milioni di ascolti, iniziando ad integrarsi ben presto con lo stile e la mentalità cinesi, cosa per lui fondamentale. Lo affermerà anche durante la sua partecipazione a I Fatti Vostri con Giancarlo Magalli, dove è stato ospite nel 2015, «è fondamentale, soprattutto in una cultura così difficile e diversa dalla nostra, cercare di integrarsi subito. Prima di tutto bisogna parlare il cinese, una lingua molto complessa». Forse è anche questo il segreto del suo successo, la capacità di integrarsi, alla quale stando alle sue parole si sono aggiunti «umiltà, apertura, disponibilità e duro lavoro».

Nel 2011 inizia ad utilizzare il suo nome sinizzato Andongniao 安东尼奥 , oggi solo Dong Ge东哥, e affascina il pubblico cinese di ogni età, perché è italiano ma canta come un madrelingua, aspetto sottolineato anche dal sindaco di Suzhou durante una sua esibizione al Festival italiano della città. A Milano collabora con artisti del panorama musicale italiano e nascono nuovi lavori, fra questi un LP cantato in quattro lingue: italiano, inglese, mandarino e giapponese. Nel 2013 in Cina si trova al fianco di Heather Parisi, come presentatore e cantante per la serata di Gala del Premio Panda d’Oro, organizzata dalla Camera di commercio italiana in Cina. Lo stesso anno lancia un programma TV, In viaggio per l’Italia con Antonio Voria, dopo il quale un brutto incidente stradale lo costringe a letto per sei mesi. Ma nel 2014, più carico di prima, riparte da Nanchino, ingaggiato dal Consolato italiano per rappresentare il Belpaese. 

Italiano e cinese, un mix vincente

Antonio si definisce un cittadino del mondo. Ci tiene a precisare che non ama essere definito “cantante neomelodico”, perché «non ho nulla a che fare con questo genere». Ma non dimentica le sue origini, tanto che in Cina ha cantato anche canzoni napoletane, per capire se potevano piacere al pubblico cinese, tuttavia «mmm, divertente ma non attecchisce. Funziona il contrario. Brani cinesi rivisti, riarrangiati e magari tradotti per metà in italiano», ci rivela. Questa è proprio la sua particolarità, sulla quale ha basato il suo personaggio che piace tanto ai cinesi, incuriositi dall’italiano che canta nella loro lingua. In ogni caso ha faticato molto, perché «non è facile convincere il direttore di produzione della CCTV che il brano andrai a cantarlo per metà in italiano». Secondo lui la Cina somiglia un po’ al Sud Italia, anche se «l’Italia offre ben poco, mi piace venirci in vacanza. Realizzo le mie produzioni a Milano, ma poi i miei prodotti sono tutti orientati al mercato asiatico – confessa - in Italia credo di non aver mai investito risorse, perciò sono rimasto in sordina. Non ho sentito quello stimolo che invece in Cina è venuto fuori naturalmente». E che a quanto pare gli ha portato fortuna, perché le sue esibizioni, come quella del noto brano cinese Dui ni ai bu wan 对你爱不完 cantato in un mix di lingua cinese, italiana e inglese, contornate dalla coreografia, mostrano una grinta e un entusiasmo che coinvolgono appieno il pubblico, che si alza in piedi battendo a ritmo le mani e ballando insieme a lui. Antonio ha portato una ventata di novità nella musica cinese e non si ferma, «nel prossimo disco canto per la prima volta un inedito in cinese. Vediamo come sarà percepito», un disco che spera finirà di registrare prima dell’estate. Finora si è concentrato sulle esibizioni, «adesso sento il bisogno di esprimere forse anche una maturazione artistica sulla base delle esperienze live», motivo per cui quest’anno è rientrato in Italia.

Tra musica e tv 

Dal 2014 al 2016 si è esibito in circa cento spettacoli l’anno, in oltre cinquanta città della Cina, debuttando anche in teatro e vincendo per due anni consecutivi il premio della critica. Nel 2015 la CCTV 3 gli affida l’arduo compito di esibirsi in due brani cantati in cinese tradizionale, cui lui aggiunge un po’ di italiano. Il più popolare dei due, già citato sopra, riscuote un gran successo in replica alla CCTV2 in occasione della notte del Capodanno cinese. Collabora con lo Shanghai Media Group in diverse occasioni e nel 2016 viene invitato come special guest nonché co-presentatore in un reality che ripercorre le tappe della Via della Seta, partendo da Venezia.

Da Cina in Italia di aprile 2017