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La storia dei romani sulla Via della Seta

2017年05月26日 17:46 fonte:Cina in Italia  autore: Nino Azzarello

 

La storia dei contatti tra limpero romano e quello cinese e delle contaminazioni reciproche che si svilupparono con ciascuna delle numerose popolazioni intermedie, prima che i due imperi si toccassero

 

Nei villaggi del distretto di Yongchang, un gruppo di uomini non somiglia affatto ai loro fratelli cinesi. Naso dritto, capelli castani, rossi e talvolta ricci, pelle chiara e alta statura inducono i loro concittadini a trattarli come lunghi nasi, termine con cui i cinesi designano gli occidentali. Sarebbero discesi da un manipolo di legionari romani, dispersi nelle steppe dell’Asia Centrale nel 53 a.C. e catturati dai cinesi del generale Chen Tang nel 36 a.C. Come è stato possibile questo “triplo salto mortale” che ha creato un ponte tra i popoli da Occidente a Oriente e ne ha prefigurato la storia, con un anticipo di oltre due secoli?

Gli Annali cinesi offrono numerosi indizi a conferma della leggenda che vuole che i legionari romani, sfuggiti alla ignominiosa disfatta di Cassio a Carre, siano stati catturati dai Parti, deportati nell’estremo confine orientale della Battriana e, dopo spericolate peripezie, si siano integrati come mercenari nell’esercito Unno, in rivolta contro l’Impero cinese. Nel 36 a.C. il generale Chen Tang si scontrò contro gli Unni, riportandone una netta vittoria. Tra i prigionieri si accorse di avere centocinquanta uomini con tratti somatici stranieri!

Fonti storiche documentano che i romani arrivarono in Cina via mare nel 166 d.C., sotto Marco Aurelio. Pensiamo ad una lunga catena di uomini e cammelli che, tra caravanserragli e navi, trasportavano i prodotti di lusso ambiti dai romani: spezie, porcellane, profumi, incenso, mirra, perle, tessuti damascati e le famose sete cinesi.

Il libro di Jean Noël Robert, Da Roma alla Cina - Sulle Vie della Seta al tempo della Roma imperiale (Libreria editrice goriziana, 317 pagine, 28 euro) descrive, con una narrazione suggestiva e ricca di dettagli storici, non solo i contatti tra l’impero romano e quello cinese, ma anche gli eventi politici e le contaminazioni reciproche che si svilupparono con ciascuna delle numerose popolazioni intermedie, prima che i due imperi si toccassero. Ne scaturisce un racconto avvincente della complessa combinazione di influenze economiche, sociali e culturali fra la Grecia di Alessandro Magno, l’Egitto, l’India, la Battriana, la Sogdiana, la Partia, la regione di Kapishi e la Margiana. Uno degli esempi più folgoranti delle contaminazioni nel campo dell’arte fu il Gandhara, straordinaria commistione di elementi stilistici greco-buddisti nella scultura (il Museo Guimet di Parigi ne contiene una collezione di eccezionale interesse artistico).

I cinesi, dal canto loro, vennero in contatto con la civiltà romana nella Partia e non arrivarono a Roma, impediti dagli stessi parti che volevano mantenere il monopolio degli scambi commerciali. Gli emissari imperiali rimasero stupefatti di fronte alle città fortificate, le monete, la scrittura orizzontale, o animali come leone, rinoceronte e struzzo! E più tardi, quando i cinesi si scontrarono con gli Unni, in Sogdiana, ad est della Partia, furono impressionati dalla tattica militare dei soldati nemici che praticavano la formazione a squama di pesce. Da chi altri, se non dai legionari romani, essi avrebbero potuto apprendere la pratica della testuggine?

Non solo scambio di prodotti, dunque, ma di culture: il che fu possibile grazie alla rara coincidenza di fattori geopolitici favorevoli, che consentì la relativa stabilità fra le potenze imperiali lungo il cammino della Via della Seta. Fu la celebre pax romana a permettere l’incontro fra Oriente e Occidente, espressione compiuta dell’universalità di Roma. 

Da Cina in Italia di aprile 2017