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Ivan Scalfarotto: «Cina mercato bersaglio del made in Italy»

2017年06月01日 19:11 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel
Il sottosegretario con il Presidente della Repubblica Mattarella a Shanghai. Foto Presidenza della Repubblica

 

 

Il sottosegretario allo Sviluppo economico e al Commercio internazionale fa il punto sui rapporti tra Italia e Cina, mettendo l’accento sulla strategia del governo italiano nei confronti del Dragone

  

«Le relazioni italo-cinesi attraversano uno dei loro momenti migliori». Parola di Ivan Scalfarotto, che da un anno ricopre l’incarico di sottosegretario allo Sviluppo economico e al Commercio internazionale. Un mandato segnato da una particolare attenzione alla Cina, come dimostrano le sue numerose missioni nel giro di pochi mesi, tra cui quella in concomitanza con la visita del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. 

Sottosegretario, come si stanno evolvendo i rapporti tra i due Paesi?

«Nelle mie frequenti missioni in Cina ho sempre incontrato un clima di grande cordialità ed apertura, che è testimoniato anche dal nostro personale diplomatico e dai responsabili dei diversi desk di Ice Agenzia. L’ultima visita, per parte della quale ho avuto l’onore di accompagnare il presidente della Repubblica, è stata caratterizzata da una simpatia reciproca ancora maggiore. È sufficiente ricordare, d’altronde, che essa si è svolta in un periodo dell’anno folto di impegni per le autorità cinesi. Averci invitati ed accolti proprio in queste date è stato un gesto di grande considerazione per l’Italia».

Nel corso degli anni spesso la Cina è stata guardata con timore e diffidenza, sostanzialmente in relazione alla massiccia importazione di prodotti Made in China e alle acquisizioni di imprese strategiche italiane. Ritiene siano timori ancora diffusi o la percezione che si ha della Cina sta cambiando?

«Le percezioni hanno sempre dinamiche e tempistiche proprie, non sempre collegate in modo meccanico all’evolversi delle situazioni concrete. Registriamo con soddisfazione un miglioramento del saldo commerciale dell’interscambio dei due Paesi, ma il rapporto resta ancora assai squilibrato e questo inevitabilmente alimenta timori e diffidenze. Consideriamo positivamente gli orientamenti del governo cinese volti a sostenere la domanda interna e seguiamo con interesse il crescente dinamismo della società cinese, e non solo della sua economia. Le nostre imprese hanno tutte le potenzialità per sfruttare l’evoluzione dei modelli di consumo in Cina. D’altro canto, e questo vale per qualunque investitore, di qualunque nazionalità, le acquisizioni sono benvenute se permettono nuovi investimenti e nuova occupazione».

Nel 2016 l’export italiano verso la Cina è cresciuto, ma l’Italia resta comunque alle spalle di altri Paesi europei. Da cosa dipende questo ritardo? E cosa sta contribuendo a far recuperare al nostro Paese terreno?

«Vanno consolidandosi ed ampliandosi le esportazioni italiane in settori ad alto valore aggiunto, cito per tutti il biofarmaceutico e il biomedicale, e migliorano i dati della meccatronica e quelli dell’arredo e del design, su cui lavorano con lungimiranza imprese ed associazioni imprenditoriali - ricordo ad esempio il successo dell’edizione di Shanghai del Salone del Mobile di Milano, lo scorso novembre. Fra i diversi motivi che fanno registrare un ritardo, invece, penso si debba ricordare la persistenza di barriere non tariffarie al commercio dei prodotti alimentari, che rappresentano un tradizionale punto di forza del nostro export, insieme al mancato riconoscimento della natura pubblica di Ice Agenzia. Serve maggiore impegno reciproco».

Lo scorso gennaio, in occasione di un incontro con le realtà italiane che operano in Cina organizzato dall’Ambasciata italiana a Pechino, ha annunciato la decisione del governo di quadruplicare gli investimenti per la promozione dell’Italia in Cina, portandoli da 5 a 20 milioni di euro. In cosa si concretizzerà questo aumento delle risorse?

«Penso sia utile sottolineare che l’individuazione della Cina come mercato bersaglio del made in Italy ed il conseguente rilevante aumento delle risorse dedicate alla promozione non sono figli del caso, ma atti conseguenti ad una strategia. Una strategia elaborata sulla scorta delle informazioni forniteci dalla nostra rete diplomatica e dai desk di Ice Agenzia che valorizzerà e promuoverà le eccellenze del made in Italy in modo da dare risposte adeguate a quella crescente “voglia di Italia” che è percepibile con molta evidenza all’interno della società cinese. Particolare attenzione verrà data al canale e-commerce, dove stiamo costruendo partnership strategiche con i maggiori operatori cinesi».

In cosa la Cina rappresenta un’opportunità per l’Italia?

«La vastità impareggiabile del mercato cinese offre prospettive ed occasioni a tutte le nostre imprese esportatrici, sia nel campo dei beni che in quello dei servizi. La manifattura italiana, ma anche la sua ingegneria, il suo design non meno che il suo cibo, il suo tessile non meno che il suo vino hanno tutte le carte in regola per essere apprezzati da un Paese immenso, nel quale crescono sia la classe media sia le fasce sociali con livelli di consumo “europei”. Un’opportunità immensa. Che naturalmente dobbiamo saper cogliere con preparazione, pazienza e intelligenza, accostandoci con rispetto ad una civiltà millenaria e orgogliosa».

In quali settori l’Italia può giocare un ruolo di primo piano in Cina?

«Certamente in quelli con caratteristiche di maggiore complementarità. Mi pare che l’intesa siglata tre anni fa dagli allora ministri Gao e Guidi, che individuava cinque settori prioritari su cui raggiungere intese commerciali (sanità, ambiente, aerospazio, agricoltura e urbanizzazione sostenibile), conservi appieno la sua validità. Ma ci sono altri settori che presentano ampi margini di miglioramento. Non credo ci siano ragioni valide per le quali, per ogni bottiglia di vino italiano venduta in Cina se ne vendano sei di vino francese. Ora le cose stanno cambiando e penso lo faranno velocemente».

Che cosa rappresenta per l'Italia la strategia "Una cintura, una strada" promossa dal presidente Xi Jinping? Cosa sta facendo l'Italia per cogliere le opportunità offerte da questo progetto?

«Al di là della potente suggestione storica e delle posizioni di coraggiosa apertura al libero scambio prese dal presidente Xi Jinping a Davos, seguiamo con grande interesse questa strategia di ampio respiro, che è fra l’altro suscettibile di elevare ulteriormente l’importanza del Mediterraneo come luogo di commerci. Ricordo che, ad onta dei problemi che purtroppo sussistono per la diversità delle regole finanziarie fra i due Paesi, Italia e Cina hanno una mole di reciproci investimenti di tutto rispetto. L’Italia era uno snodo fondamentale della vecchia Via della Seta, lo sarà anche della nuova. E penso che la probabile presenza del presidente Gentiloni al Forum su “Una cintura, una strada” in programma a maggio ne sarà l’evidente riprova».

Da Cina in Italia di maggio 2017