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Enogastronomia motore del turismo

2017年07月28日 17:58 fonte:Cina in Italia  autore: Daniela Baranello

 

Non più solo mare o montagna, città o campagna. Oggi il turista straniero in Italia cerca sempre di più l’esperienza legata al cibo, visto come aspetto strettamente connesso alla cultura di un Paese

 

La globalizzazione spegne l’identità culturale, è vero, ma in alcuni casi permette anche di riscoprire e rivalutare ciò che offre un territorio a livello locale, grazie alle nuove tendenze del turismo internazionale. Perché oggi chi sceglie di partire e di andare a visitare una determinata località lo fa anche in base a ciò che la destinazione offre dal punto di vista enogastronomico. Il cibo, infatti, rivela la cultura di un Paese e viene vissuto oggi come esperienza da condividere, un modo per conoscere più da vicino un luogo e il patrimonio culturale ad esso legato.

Secondo Food Travel Monitor 2016, la più grande ricerca a livello internazionale sul turismo legato al food&beverage di World Food Travel Association (organizzazione non-profit non governativa che ha come obiettivo quello di creare opportunità di sviluppo economico per i settori food, beverage, travel, hospitality), che analizza gli undici maggiori mercati, fra cui Cina, India, Stati Uniti e Italia, il 49% dei turisti internazionali degli ultimi due anni ha dichiarato di aver viaggiato per partecipare ad esperienze enogastronomiche. Un dato che, come spiega nel suo blog Roberta Garibaldi, ambasciatrice italiana e membro del Board of Advisors di WFTA, ha la sua importanza, considerando che qualche tempo fa solo alcuni intenditori e appassionati viaggiavano per scoprire e degustare i prodotti locali. Molte destinazioni turistiche pertanto si stanno adattando a questa situazione, proponendo diverse tipologie di esperienze come eventi in ristoranti, visite di aziende agricole e vitivinicole, festival e percorsi enogastronomici e così via. Da parte del settore si tende maggiormente a preferire i prodotti locali nei propri menù, ma anche ad andare più incontro alle esigenze del cliente straniero, che ha una sua cultura e proprie abitudini alimentari.

L’Italia

Per il nostro Paese questa può essere una grande opportunità per rilanciare l’economia, dal momento che turismo, vino, gastronomia, arte e cultura rappresentano le qualità che esso offre, apprezzate in tutto il mondo. Tanto più perché il fenomeno del turismo enogastronomico e di “esperienza” tenderà ad intensificarsi. Sempre secondo WFTA, i giovani Millennials e soprattutto i turisti provenienti da Cina e India saranno i futuri food traveller, interessati a partecipare ad attività correlate alla gastronomia e ad acquistare prodotti tipici da riportare a casa, condividendo inoltre le proprie esperienze sui social. In Italia cresce in particolare l’interesse verso lo street food, alimentato anche dalle attività organizzate in merito, come festival gastronomici in tutto il territorio della penisola o visite in aziende e mercati agricoli, aspetto che rivela l’attenzione crescente nei confronti della qualità e della provenienza dei cibi. L’Italia, definita “La Mecca dei golosi”, viene citata fra i primi Paesi al mondo come meta turistica d’eccellenza enogastronomica, in particolare da Cina, Stati Uniti e Germania, che la collocano in prima posizione fra le mete occidentali. Ciononostante, solo il 21% degli intervistati italiani si considera culinary travel, contro il 69% dei cinesi (al primo posto) e la media del 46,5% degli undici Paesi analizzati.

Sharing economy

Una tendenza crescente in Italia è anche quella del social eating, incontri a carattere culinario organizzati in case private, una forma di condivisione e collaborazione, accoglienza e ospitalità, anche fra persone che non si conoscono, diffusa grazie all’utilizzo sempre più sfrenato dei social media e delle nuove tecnologie. Nuove modalità di consumo che rientrano sotto il nome di sharing economy e riguardano anche gli alloggi e i viaggi, settori che si avvalgono dell’aiuto di piattaforme come AirBnb e Wimdu o Uber e Lyft. Tutto ciò deriva dalle nuove esigenze dei turisti, che soddisfatte garantiscono il successo a tali attività, le quali offrono servizi a prezzi più competitivi.

I profili del food traveller

Il Food Travel Monitor 2016 individua tredici profili psico-culinari del turista enogastronomico internazionale, relativamente ai Paesi analizzati fra cui la Cina. Si basano sulle autodefinizioni degli stessi food traveller, i quali in realtà possono anche identificarsi in più profili: Autentico, va alla ricerca di esperienze gastronomiche “autentiche” per degustare ricette locali e tradizionali; Innovativo, vuole sperimentare il nuovo, non torna quasi mai nello stesso posto; Eclettico, vuole provare un po’ di tutto, ogni sera una cucina diversa; Social, va alla ricerca di esperienze social, di condivisione con amici e famiglia a tavola; Locale, mangia solo in ristoranti o pub del posto; Biologico, vuole mangiare biologico, dà molta importanza all’origine degli ingredienti; Gourmet, cerca solo ristoranti gourmet; Avventuroso, cerca la particolarità, vuole assaggiare i piatti più insoliti e lontani dalle proprie abitudini; Budget, attento alle finanze, cerca opzioni low cost; Abitudinario, cerca ciò che già conosce, andando sul sicuro ed evitando sorprese; Esteta, ricerca la giusta location, per lui è più importante l’ambiente particolare che il cibo; Vegetariano, cerca posti che abbiano cucina vegetariana o vegana; Trendy, per lui conta l’esperienza cool, alla moda, ovviamente legata al cibo.

Da Cina in Italia di giugno 2017