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Le avventure di René Leys, il capolavoro di Segalen

2017年07月28日 18:15 fonte:Cina in Italia  autore: Nino Azzarello

 

Victor Segalen seduce il lettore con un personaggio romanzesco ispirato a Maurice Roy, figlio del direttore delle Poste di Pechino, che frequentò nella sua permanenza in Cina

 

Il personaggio romanzesco di René Leys si ispira ad un giovane francese che Victor Segalen conobbe nel 1910, al ritorno da una spedizione nella Cina centrale e le cui confessioni annotó per un intero anno negli Annales secrétes d’aprés M. R. Maurice Roy, figlio del direttore delle Poste di Pechino, nelle sue frequentazioni, conquista la fiducia dell’autore con un inverosimile intreccio di rivelazioni sulla sua vita in Cina: il seme germoglia nella fervida mente di Segalen e Roy diventa la matrice del suo personaggio, a metá fra il reale e l’immaginario, il bohémien e il poliziesco, che domina tutto il libro René Leys. L’incanto della Città Proibita (O Barra O Edizioni, 213 pagine, 15 euro). Roy e Leys sono legati a doppio filo e tuttavia, nel forgiare il suo personaggio, Segalen attinge anche alla sua esperienza di vita a Pechino: anche lui abita in un vicolo della vecchia città, fa lunghe cavalcate sotto i muri della Città Proibita e nel 1910, come parte della rappresentanza diplomatica francese, è ammesso alla presenza del Reggente nel Palazzo imperiale. Senonché, dopo la Rivoluzione del 1911, Segalen diventa sempre piú scettico circa la veridicità delle confessioni di Roy, tant’è che nel suo ultimo viaggio in Cina nel 1917 ne parla in termini beffardi e disincantati.

Con quest’opera, che è il suo capolavoro, Segalen seduce il lettore con una prosa allusiva, arguta e ironica che non lascia scampo. Leys ad ogni incontro racconta le sue avventure leggendarie, le sue notti rocambolesche, le sue amicizie con i familiari del Reggente e i favori di concubine e eunuchi che gli permettono di penetrare nelle “segrete stanze” del Palazzo imperiale. Con eleganza e nonchalance si dipinge come un enigmatico membro della polizia segreta, amico del Reggente, a cui salva più volte la vita, e amante dell’Imperatrice.

L’introduzione di Alessandro Giarda, che ha tradotto e curato il testo, è un contributo prezioso in quanto aiuta il lettore a cogliere il valore letterario dell’opera e la visione originale che dell’esotismo ha l’autore. Le sue note sono assolutamente indispensabili a inquadrare gli avvenimenti narrati in una dimensione storica. Quello di Segalen è uno sguardo modernissimo che, al di lá della paura e delle semplificazioni, non rinnega le differenze e non indulge in vieti stereotipi. Egli, si legge nell’introduzione, come il suo alter-ego romanzesco René Leys, riesce a cogliere, assaporare, incarnare, meglio di altri, lo spirito cinese, in virtù della piena consapevolezza della propia alterità e identità, del suo essere “barbaro”. Risulta sorprendente e, per ragioni personali, assolutamente significativo quest’ultimo aspetto dell’esotismo che ispira Segalen. Negli anni Settanta, lo scrivente, nei primi incontri con i cinesi figli della Rivoluzione culturale, si trovó a annotare nel proprio diario che “la loro diversità è della stessa sostanza identitaria della nostra diversità, il loro stupore è fratello speculare del nostro stupore; e noi, coi nostri lunghi nasi e colli incravattati, siamo forse piú goffi e ridicoli di loro”, concludendo, al pari di Segalen, che nel suo cuore piú profondo la cultura cinese resta impenetrabile e inaccessibile agli Occidentali.

Da Cina in Italia di giugno 2017