La posizione corrente:Home >

Rocco Carbonaro: «Racconto l’Italia ai cinesi»

2017年08月07日 18:19 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel

 

Rocco Carbonaro vive da tredici anni a Shanghai, dove insegna italiano. E con i suoi podcast su Radio Yidali divulga la cultura e la lingua del Bel Paese

 

Per i cinesi ormai è Rocco Laoshi, ma lui ama definirsi anche «l’antideejay». Perché Rocco Carbonaro di volti ne ha più d’uno. Insegnante, in cinese appunto laoshi, di italiano a Shanghai, ma anche voce di Radio Yidali, piattaforma web in cui pubblica podcast dedicati all’Italia, alla cultura e alla lingua.

Originario di Benevento e laureato in lingua e letteratura cinese a Napoli, ha iniziato la sua vita cinese tredici anni fa, quando dopo aver insegnato per diversi anni italiano agli immigrati cinesi dell’hinterland partenopeo, ha deciso di lasciare il capoluogo campano, è volato a Shanghai e ha iniziato ad insegnare prima in un centro linguistico e ora all’Istituto italiano di cultura e in una scuola privata. Una scelta a cui è arrivato dopo aver raggiunto la consapevolezza che in Italia la strada verso un lavoro in linea con la sua formazione e con un’adeguata retribuzione era decisamente in salita. «Con una laurea in cinese e parlando tedesco, inglese e francese, mi sarei aspettato di più dal mio Paese – confessa a Cina in Italia –  anche se i miei insegnanti di allora, professori del calibro di Tamburello, Casacchia, Sacchetti e Lanciotti, ci avevano avvertiti del fatto che una laurea in lingue orientali non ci avrebbe spalancato le porte del mondo del lavoro». Una realtà con cui ancora oggi deve fare i conti. «Tornerei in Italia se riuscissi a trovare un’occupazione decente», confida Rocco, pronto a prendere in considerazione anche l’idea di aprire una scuola tutta sua.

Perché l’Italia è sempre nel suo cuore. E proprio la voglia di farla conoscere ai cinesi l’ha spinto a lanciarsi nel progetto di Radio Yidali (http://radioyidali.myblog.it). «In realtà più che una radio sono dei podcast creati, montati, prodotti e presentati da me», racconta svelando un grande entusiasmo per questa sua idea «nata per gioco» con l’intento di realizzare una «finestra sull’Italia del tipo Cina chiama Italia». Così, ha iniziato a fare dei podcast di dieci minuti in cui affronta, in maniera semplice, temi di cultura generale che riguardano l’Italia. Si va dalla musica lirica alla storia del caffè, passando per i neologismi. Spazio anche a interviste a personaggi noti del mondo dello spettacolo, della cultura e della moda. «Cerco di creare interesse verso l’Italia e di divulgare la nostra cultura», sottolinea. E a quanto pare ci sta riuscendo. «Ci sono scuole e università cinesi che utilizzano i podcast come momento di ascolto in classe e ho ricevuto l’affetto di tanti giovani cinesi: tutto questo mi dà lo stimolo per andare avanti», ci racconta con soddisfazione.

Nel frattempo, però, continua a dedicarsi anima e corpo alla sua «professione di divulgatore della lingua italiana», che gli permette di entrare in contatto con tanti studenti cinesi e capire così il loro modo di pensare, le loro aspettative e la loro visione dell’Italia. «I cinesi sono attratti dall’Italia perché è un Bel Paese – ci spiega – molti studenti, grazie ai progetti Marco Polo e Turandot che hanno l’obiettivo di portare studenti cinesi in Italia, partono e spesso quando tornano in patria trovano dei buoni lavori». Tanti i motivi che li spingono a imparare l’italiano. C’è chi lo fa per poi studiare design, architettura o moda in Italia, chi è attratto dalla cultura gastronomica e chi dal fascino degli italiani. «Il cinese e l’italiano sono lingue completamente diverse, è inutile accanirsi sulle regole grammaticali, meglio imparare l’italiano vivendolo in mezzo agli italiani, ascoltando gli italiani parlare con i loro accenti diversi e facendosi rapire dall’energia e dalla voglia di vita e senso del bello che ci caratterizza», sostiene Rocco Laoshi, ricordando che «solo se c’è una grande motivazione e un forte passione si può imparare una lingua».

Vale per i cinesi che studiano l’italiano, ma vale anche per gli italiani che studiano il cinese. «Il cinese dovrebbe essere appreso solo da chi ha una vera passione perché conoscere solo la lingua non porta da nessuna parte, non si può sperare di trovare lavoro conoscendo il cinese – prosegue – perché ci sono licei in Cina che insegnano l’italiano come lingua straniera obbligatoria, gli studenti sono molto bravi e in più sono ben piazzati con le loro guanxi (relazioni). Qui più che conoscere il cinese devi conoscere le persone giuste, vi sembra diverso dall’Italia?». Consapevole di questo, però, chi la vera passione ce l’ha, può avventurarsi nello studio del cinese. Qualche dritta per riuscirci con successo? «Il cinese io l’ho imparato sui libri che parlavano ancora dell’Esercito di Liberazione e del mitico compagno Mao. Da allora si sono fatti tanti progressi e oggi esistono diversi materiali a disposizione per imparare il cinese», spiega Rocco, fermamente convinto che per riuscire ad «imparare questa lingua bisogna vivere per un periodo in Cina per assimilare bene i toni che sono la parte più difficile per noi stranieri». Importante, quindi, scegliere bene dove andare a studiare. «Meglio orientarsi verso una città meno caotica e meno internazionale di Shanghai – suggerisce – non solo perché le distrazioni farebbero perdere l’obiettivo dello studio, ma anche perché ormai i cinesi che parlano un perfetto inglese sono tantissimi». Fondamentale è poi la memoria, «essenziale per ricordare almeno tremila caratteri e non sperare di parlare il cinese conoscendo solo il pinyin perché prima o poi ci si perde, visto che il cinese è fortemente legato all’ideogramma».

In questi anni Rocco ha visto con i propri occhi e vissuto sulla propria pelle i profondi cambiamenti che hanno interessato la Cina, riuscita a ritagliarsi un ruolo da protagonista sulla scena mondiale. Ma, osserva, «il progresso ha anche il rovescio della medaglia, c’è un consumismo dilagante, le case hanno raggiunto prezzi sbalorditivi e c’è poca attenzione per l’ambiente». Molti degli aspetti negativi portati dal progresso si riflettono proprio nei giovani. «Ignorano il loro passato, le tradizioni e i costumi, sono molto esterofili, spesso per loro apparire è più importante che essere, vivono in un mondo ovattato e pianificato dai loro genitori, hanno tutto e sono sempre insoddisfatti e attaccati al cellulare».

La Cina, però, è questo e molto altro. «Credo che molti italiani, quelli che non sono mai venuti in Cina, non abbiano idea di cosa sia questo Paese che io definirei un insieme di Paesi per via delle tante culture eterogenee, la Cina è un mondo complicato anche per me che ci vivo da anni e che rappresenta la mia seconda casa – chiosa Rocco –. Inviterei, quindi, gli italiani a guardare meno le notizie che mandano ai telegiornali italiani e a fare un viaggio da questi parti per stupirsi da soli».

Da Cina in Italia di giugno 2017