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Alessia Raisi, “Volare” nei cieli cinesi

2017年09月15日 18:03 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel

 

Per gli italiani è Nel blu dipinto di blu, per i cinesi è diventata Fei xiang lan tian. Così Alessia Raisi ha adattato in cinese la canzone di Domenico Modugno, e non solo quella, creando un «incrocio tra due culture»

 

Se nel 1958 Domenico Modugno vinceva Sanremo cantando Nel blu dipinto di blu, cinquantasette anni dopo Alessia Raisi conquista la Cina con la versione cinese della canzone italiana più nota di sempre. Poco meno di due anni fa, infatti, incanta i padiglioni cinesi dell’Expo di Milano, intonando Fei xiang lan tian. Ma è solo l’inizio. Sull’onda dell’entusiasmo dimostrato dal pubblico, Alessia comincia ad adattare in cinese anche altre canzoni italiane. Da Caruso di Lucio Dalla ad Almeno tu nell’universo di Mia Martini, da Più bella cosa, Stella gemella e L’aurora di Eros Ramazzotti a Non mollare mai di Gigi D’Alessio, fino a Ti amo di Umberto Tozzi, Vorrei che fosse amore di Mina, E... di Vasco Rossi e Romagna mia di Raoul Casadei.

Un ponte musicale

«Dopo l’esperienza con Nel blu dipinto di blu ho deciso di adattare in cinese altre canzoni italiane perché penso sia una cosa meravigliosa che rappresenta l’incrocio e l’amalgama di due culture», racconta con soddisfazione a Cina in Italia. E a quanto pare il pubblico le sta dando ragione. «Ascoltando le canzoni in cinese, rimangono stupiti e impressionati, visto anche che conoscono ben poco della tradizione musicale italiana». Proprio per avvicinare ulteriormente i brani agli ascoltatori cinesi, oltre al testo, Alessia adatta anche la musica, inserendo degli strumenti tradizionali cinesi per dare una sonorità diversa. Inoltre, aggiunge, «faccio anche il contrario, scelgo canzoni di cantanti cinesi e le adatto in italiano oppure in inglese, cercando sempre di restare fedele al senso del testo originale». Per riuscirci si avvale sempre della collaborazione di qualche cinese, indispensabile per riuscire a trovare le parole giuste e non correre il rischio di tradire il significato delle frasi. E questo è solo il primo passo. «Il successivo è quello di soffermarsi sui suoni delle parole e sulla loro adattabilità alla musica – ci spiega Alessia – è un processo bellissimo, anche se molto complicato, per alcune canzoni basta un giorno, per altre servono settimane di lavoro».

Da Molinella a Shanghai

Motore di tutto è la sua passione per la musica. Una passione che, grazie a suo padre, chitarrista, si porta dentro fin da bambina, che affina con lezioni di piano e di canto e che cresce con lei attraverso le numerose partecipazioni a festival canori. Una passione che sette anni fa mette in valigia, quando lascia Molinella, piccolo paese tra Bologna e Ferrara, per trasferirsi a Shanghai in Cina. All’azienda di logistica per cui lavorava serviva una persona di riferimento nella metropoli cinese, così ha colto la palla al balzo e, dopo aver superato la selezione, è partita. Se in Italia l’attività di musicista, cantante e cantautrice è sempre stata parallela al suo lavoro, in Cina nel giro di tre anni è diventata il suo lavoro. A innescare il cambiamento la sua vittoria nel dicembre del 2012 al Festival di Shanremo, promosso dal Consolato generale di Shanghai. Il trionfo con Nessun dolore di Lucio Battisti l’ha portata a calcare numerosi palchi in tutta la Cina. Da Chengdu a Pechino fino a Guangzhou. Un calendario sempre più fitto di esibizioni che l’ha spinta a prendere la decisione di lasciare il suo lavoro nell’azienda di logistica per dedicarsi a tempo pieno alla musica.

La svolta fondamentale è arrivata quando, «quasi per gioco» dice lei, ha iniziato a cantare in cinese. Un’idea che le ha aperto le porte dei tre padiglioni cinesi all’Expo di Milano del 2015. Anche in questo caso, come capita spesso nella vita, tutto è successo grazie al concatenarsi fortuito degli eventi. «L’anno prima dell’Expo di Milano, mi trovavo con il presidente dell’Associazione Cina-Italia di Shanghai, del Ferrari Club Shanghai e, cosa che ho scoperto proprio quella sera, responsabile del China Corporate United Pavilion, uno dei tre padiglioni cinesi dell’Expo, Zhu Yuhua, nome italiano Giuseppe – ricorda Alessia – in quell’occasione è nata l’idea di cantare Nel blu dipinto di blu in cinese alla chiusura dell’Expo di Milano».

A tutta musica

A facilitarla nell’ardua impresa di adattare le canzoni italiane alla lingua cinese anche il fatto che fin dal suo arrivo in Cina si è subito immersa nella musica cinese. «Ero molto curiosa, mi facevo consigliare dai miei colleghi quali cantanti ascoltare e anche questo mi ha aiutato a cantare in cinese e ad adattare i testi italiani in cinese, perché ascoltando molta musica sono riuscita ad acquisirne le sonorità e a capire come usare le parole», spiega, decisa a proseguire questo cammino con un sogno che spera di poter realizzare. «L’Italia mi manca tantissimo, ma almeno per i prossimi dieci anni la mia vita sarà in Cina – ci confida – sarebbe bello se i cantanti italiani che vengono a cantare qui si dimostrassero aperti ai cinesi anche cantando nella loro lingua e lo stesso facessero i cantanti cinesi che desiderano venire in Italia».

Da Cina in Italia di luglio 2017