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Vivere in affitto a Pechino e Shanghai

2017年09月22日 20:55 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel
Pechino

 

Dove è più conveniente affittare un’abitazione? RentCafè stila la classifica delle città in cui il rapporto tra reddito e affitto è più sostenibile. La capitale cinese guadagna il quarto posto

 

Le migliori città dove vivere in affitto in Cina? Pechino e Shanghai. Secondo uno studio condotto da RentCafè, sito americano molto in voga negli Stati Uniti, utilizzato per trovare appartamenti e case da affittare in tutto il territorio nazionale, le due metropoli cinesi si guadagnano due posti nella top ten delle migliori città al mondo per gli affittuari.

La ricerca di RentCafè prende le mosse dalla classifica stilata da PricewaterhouseCoopers (PwC) nel settimo rapporto sulle Città di opportunità, in cui sono elencate le trenta migliori città al mondo dove vivere e lavorare tenendo conto di diversi indici di valutazione inerenti la qualità della vita, l’offerta culturale e le opportunità di lavoro. Anche in quel caso Pechino e Shanghai sono le uniche due città cinesi presenti in classifica, rispettivamente al diciannovesimo e al ventunesimo posto. I dati elaborati da PwC network sono stati incrociati da RentCafè con le statistiche relative al reddito medio pro capite nelle diverse città e ai costi degli appartamenti in affitto, in modo da calcolare quanto il pagamento dell’affitto incida sul bilancio familiare e se si tratti di una cifra effettivamente sostenibile.

 

Le città cinesi

In genere, si considera che i costi di alloggio per essere adeguati non devono superare il 30% del reddito. Entro questa soglia, infatti, la spesa per l’affitto è considerata sostenibile, mentre se si alza a una percentuale tra il 31% e il 50% comincia ad essere moderatamente elevata e oltre il 51% fortemente elevata. Sia Pechino che Shanghai, però, si collocano al di sotto della soglia del 30%, rispettivamente al 27% e al 28%. In altre parole significa che in media chi vive in affitto nella capitale cinese spende per l’alloggio il 27% del proprio reddito e a Shanghai l’1% in più. Percentuali che fanno guadagnare a Pechino il quarto posto nella classifica delle migliori città per gli affittuari, a pari merito con le brasiliane San Paolo e Rio de Janeiro e la colombiana Bogotà, mentre a Shanghai l’ottava posizione. In base ai dati considerati, il reddito medio a Pechino è pari a 31mila dollari e l’affitto pagato mediamente in un anno a 8.400, invece a Shanghai il reddito sale a 32.300 dollari e l’affitto a 9.060.

Tra le trenta città prese in considerazione sono tredici quelle in cui il rapporto tra affitto e reddito risulta al di sotto della soglia del 30%. Tra queste c’è anche un’italiana, Milano, l’unica presente in queste speciali classifiche. Diciottesima tra le città di opportunità, si posizione subito dopo Shanghai nel rapporto tra reddito (calcolato in media in 42.800 dollari) e affitto (12.480 dollari l’anno), con il 29%. Supera, invece, di poco la soglia del 30% Hong Kong, città della regione amministrativa speciale cinese che si colloca in quindicesima posizione con una percentuale del 32%, risultato del rapporto tra il reddito medio di 49.300 dollari e l’affitto medio annuo di 15.600.

 

Affitti più alti e più bassi

 

Sul podio delle città di opportunità in cui gli affitti sono più sostenibili salgono Kuala Lumpur, Mosca e Johannesburg, dove il rapporto tra reddito familiare e affitto è ben al di sotto della soglia del 30%, fermandosi rispettivamente al 20%, 21% e 23%. Situazione diametralmente opposta, invece, a Città del Messico, Manhattan e Lagos, fanalini di coda dove pagare un affitto erode più della metà del reddito familiare. A Città del Messico, infatti, in media il 60% delle entrate sono destinate al pagamento dell’affitto, a Manhattan il 59% e a Lagos il 57%. In una famiglia a doppio reddito, quindi, uno dei due stipendi è destinato completamente, e spesso non è nemmeno sufficiente, alle spese per l’affitto. Situazione di poco migliore a Los Angeles, Parigi e Singapore, dove il rapporto tra reddito e affitto è di poco inferiore al 50%, attestandosi rispettivamente al 47%, 46% e 44%.