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Il ruolo del mediatore culturale a scuola

2017年10月13日 18:03 fonte:Cina in Italia  autore: Valentina Mazzanti

 

Una figura importante per agevolare l’inserimento dei ragazzi stranieri, sostenere il lavoro degli insegnanti e aiutare i genitori a comprendere il sistema scolastico italiano. L’esperienza di Ilaria Bonucci e Fabiana Marchetti, mediatrici linguistiche e culturali per ragazzi cinesi che vivono in Italia

  

«Attualmente all’interno delle scuole ci occupiamo di mediazione linguistica tra le famiglie dei ragazzi cinesi e gli insegnanti». Si presentano così Ilaria Bonucci e Fabiana Marchetti dell’Associazione Sistema Helios di Roma, mediatrici linguistiche e culturali in alcune scuole della capitale. La loro professione è nata da un semplice tirocinio: supportando linguisticamente i ragazzi nelle classi, hanno compreso l’importanza di questa figura all’interno delle scuole, purtroppo ancora poco diffusa, non solo per agevolare l’integrazione scolastica degli alunni stranieri, ma anche per facilitare la comunicazione e la comprensione tra docenti, genitori e compagni di classe. Ed è per questo che Ilaria e Fabiana portano avanti con dedizione, impegno e molte difficoltà questo lavoro ancora poco conosciuto.

La figura del mediatore a scuola

«Siamo convinte che la figura del mediatore linguistico-culturale sia fondamentale per infrangere quei pregiudizi ed avvicinare mondi che altrimenti camminerebbero parallelamente, ma senza toccarsi e mischiarsi mai realmente – raccontano a Cina in Italia – ogni volta che entriamo in una scuola notiamo un netto miglioramento del rapporto tra gli insegnanti e gli alunni, un ragazzo più rilassato all’interno della classe è spinto a migliorare se stesso e il proprio rendimento. Inoltre, la nostra presenza, durante i colloqui con i genitori, incrementa la fiducia nei confronti della scuola italiana e conseguentemente nelle potenzialità di studio dei ragazzi».

Il loro è sicuramente un lavoro delicato e inserirsi all’interno dei rapporti tra docenti, alunni e genitori non è di certo semplice. La loro chiave d’accesso per agevolare la comunicazione tra i vari soggetti sta nel «saper ascoltare». Il fatto di conoscere la cultura di origine delle famiglie non basta, occorre anche calarsi all’interno di ogni situazione e mettersi nei panni dei genitori, degli insegnanti e degli alunni. Anche se la loro priorità in qualità di mediatrici restano i ragazzi, «le loro possibilità, potenzialità e desideri».

Difficoltà in classe

La multiculturalità oggi è un fattore presente in quasi tutte le scuole italiane. «Gli insegnanti si scontrano con una realtà per loro spesso incomprensibile ed irraggiungibile – ci spiegano Ilaria e Fabiana – e a volte le difficoltà legate alla lingua si mischiano all’interpretazione errata degli atteggiamenti degli studenti, come i compiti non svolti e le mancate risposte alle interrogazioni che non sono sempre segnali del poco impegno da parte del ragazzo, ma spesso nascondono un disagio psicologico, una causa più profonda da ricollegare alla situazione familiare e personale».

Per uno studente straniero che parla poco o niente la lingua del Paese in cui si è trasferito non è per niente semplice ritrovarsi in classe ad “ascoltare” senza comprendere quello che sta spiegando il professore. Questo provoca molte difficoltà nell’alunno portando ad atteggiamenti di chiusura, rifiuto della lingua e, in casi estremi, al mutismo selettivo e all’abbandono scolastico.

Le famiglie cinesi

Se anche possono apparire chiuse e riservate e il dialogo con loro è quasi o del tutto assente, Ilaria e Fabiana sono convinte che il ruolo delle famiglie sia fondamentale, anche se non è poi così semplice. La difficoltà costante con cui si scontrano tutti i giorni è quella di «far passare la differenza che c’è tra “studiare per comprendere” e “studiare per prendere un buon voto”. Le famiglie cinesi che incontriamo danno molta importanza ai compiti, al voto e ci chiedono di aiutarli in tal senso: quello che vorremmo che tutti comprendessero, genitori e insegnanti, è che i compiti possono essere il mezzo che porta alla competenza linguistica, non un fine».

Il ruolo dei compagni di classe

Per Ilaria e Fabiana, ai fini dell’integrazione e dell’inclusività un ruolo fondamentale viene svolto dai compagni di classe. Sentirsi apprezzato in classe è fondamentale e socializzare è un ottimo modo per migliorare la lingua. «Certo, non è tutto rose e fiori: spesso i ragazzi, soprattutto adolescenti, non sono interessati a parlare con qualcuno che non parla se non nella sua madrelingua – osservano –. Nel corso degli anni abbiamo notato, ad esempio, che il nome cinese dei ragazzi potrebbe essere un ulteriore motivo per essere presi in giro: non tutti i ragazzi stranieri, infatti, scelgono un nome italiano, il nome è qualcosa di estremamente personale ed è legato all’identità. Tuttavia alcuni nomi cinesi non sono facili da pronunciare e questo genera errori fonetici e nomi stravolti dalla pronuncia italiana. Non è certo una colpa, ma per includere è necessario uno sforzo da entrambe le parti».

La strada sarà lunga e complessa, continuare a favorire il dialogo e la comunicazione nelle scuole è sempre più importante per Ilaria e Fabiana così come essenziale è la loro figura, in grado di rendere agevole e sereno non solo il percorso dello studente, ma anche quello di insegnanti e genitori.

Da Cina in Italia di settembre 2017