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Il Duo Meroni Zamboni in Cina

2017年10月13日 18:44 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel

 

Il Duo Meroni Zamboni è reduce da una tournée di tre mesi in Cina, dove con lo spettacolo Clown Spaventati Panettieri è arrivato al cuore del pubblico cinese. «Il clown è in grado di comunicare oltre le differenze culturali e linguistiche, il suo linguaggio fa capire che siamo una sola umanità»

 

Due clown, un forno, un po’ di farina, una buona dose di giocoleria e acrobazie, una spolverata di simpatia e una pizza in faccia! Sono questi gli ingredienti principali della ricetta di successo di Clown Spaventati Panettieri, spettacolo del Duo Meroni Zamboni che, dopo quello italiano, ha conquistato anche il pubblico cinese con una tournée che li ha portati a macinare ventimila chilometri in tre mesi per esibirsi in 45 teatri della Cina.

Sembra quasi una favola quella che ha per protagonisti Andrea Meroni e Francesco Zamboni, che prima di essere due clown affiatatissimi, sono amici da oltre un decennio. Tutto è cominciato nel 2004 alla Scuola di arti circensi e teatrali di Milano, dove erano compagni di corso. Lì, tra un esercizio e l’altro, su suggerimento anche del loro maestro, è nato il Duo Meroni Zamboni. Spettacoli in strada, festival ed eventi sempre più numerosi hanno scandito questi loro tredici anni di attività. Si sono calati nei panni dei clown panettieri per la prima volta un paio di anni fa, debuttando all’Expo Gate. Il riscontro è stato positivo e il successo immediato. Finalista al premio Takimiri del Clown&Clown Festival, Clown Spaventati Panettieri ha percorso l’Italia in lungo e in largo, attirando la curiosità dei cinesi. «Avevamo un piccolo video dello spettacolo e un giorno una persona ci ha contattato su Facebook proponendoci di fare una tournée in Cina», raccontano a Cina in Italia, non nascondendo la loro iniziale incredulità. Questa persona è Jie Yang della Shanghai Yijun Cultural Performing Arts. «La prima cosa che abbiamo fatto è stata controllare su Google per verificare se si trattasse di una truffa consolidata», ricordano ridendo. Ma una truffa non era, i contatti sono proseguiti e la collaborazione è partita. «Ci hanno chiesto una versione teatrale dello spettacolo, quindi l’abbiamo sviluppato lavorando su nuove scene e intanto le date previste andavano aumentando: gli iniziali 10 spettacoli sono diventati 15, poi 20 e alla fine 45».

Prima di partire non sono mancati dubbi e timori. Si chiedevano come sarebbe andata, quale reazione avrebbe avuto il pubblico e come sarebbe stato lavorare in un Paese così lontano e sconosciuto. Perché se Andrea in Cina ci era già stato anni fa a trovare un cugino che vive lì da trent’anni e conservava «un ricordo meraviglioso», per Francesco era la prima volta all’ombra della Grande muraglia e «i punti di domanda» erano tanti. «Della Cina e dei cinesi in Italia si sa ancora poco, abbiamo un’immagine stereotipata, sappiamo che la Cina è grande, che i cinesi sono tanti e lavorano molto, ma anche con quelli che vivono in Italia non ci sono occasioni di contatto, quindi era difficile farsi un’idea di come sarebbe andata», ammettono.

Nonostante i timori e la consapevolezza delle diversità, hanno voluto mantenere la loro identità, senza stravolgere il loro spettacolo. Per andare incontro al pubblico cinese si sono limitati ad utilizzare la maschera da clown, cosa che in Italia non fanno, a eliminare qualche parola alla fine dello spettacolo e a scrivere con l’impasto del pane la parola “fine” in cinese. Per il resto, spiegano, «lo spettacolo ha il vantaggio di essere senza parole e questo ovviamente favorisce la sua esportabilità, inoltre siamo convinti che l’essere umano sia universale, quindi se ci si approccia con una certa delicatezza alla fine si trova la porta per entrare in contatto con tutte le persone, in qualsiasi Paese vivano». E anche in Cina è stato così. A un anno dal primo contatto, è partita la loro avventura che li ha portati per la prima volta a valicare i confini continentali e ad essere impegnati in una tournée teatrale così lunga. «Il popolo cinese si è dimostrato estremamente accogliente e ha capito il nostro linguaggio, dandoci la conferma che le persone sono universali e il clown è in grado di comunicare oltre le differenze culturali e linguistiche, il suo linguaggio fa capire che siamo una sola umanità», raccontano con grande soddisfazione.

Per tre mesi hanno viaggiato freneticamente da una città cinese all’altra, hanno percorso ventimila chilometri, spostandosi tra aeroporti, teatri e hotel, riuscendo ad immergersi completamente nella realtà cinese, restando fuori dai circuiti turistici e arricchendo la propria esperienza con un vero e proprio incontro culturale che li ha entusiasmati professionalmente e umanamente. «Durante i nostri spettacoli si respirava la gioia e l’euforia che riuscivamo a trasmettere al pubblico cinese – ricordano – siamo rimasti molto sorpresi da questo calore perché, a differenza dell’Italia dove le reazioni sono decisamente più contenute, in Cina le dimostrazioni di apprezzamento sono state molto evidenti ed entusiastiche». Oltre al pubblico, ciò che li ha particolarmente colpiti sono le architetture moderne che costellano la Cina. «File interminabili di case popolari e palazzi di trenta piani che si estendono per chilometri, ci sembrava incredibile, ma in effetti è una realtà proporzionata al numero della popolazione cinese e alla grandezza di questo Paese». Dimensioni e modernità che hanno ritrovato anche nei teatri in cui si sono esibiti. «Non ci aspettavamo che fossero tutti così immensi, belli e avveniristici, dall’architettura esterna fino alla parte tecnica – raccontano Andrea e Francesco – e se noi non siamo abituati a spazi di queste dimensioni, loro non sono abituati a vedere spettacoli come il nostro in quegli spazi: due persone e una scenografia essenziale composta da un tavolo e un forno hanno sicuramente un impatto ben diverso rispetto a cast che contano tanti artisti e scenografie imponenti».

Ma la semplicità e lo stile immediato del Duo Zamboni Meroni hanno conquistato il pubblico cinese. Tanto che appena rientrati dalla Cina si sono subito messi al lavoro per un nuovo spettacolo che l’anno prossimo li porterà ancora una volta in Oriente. All’orizzonte, infatti, ci sono una o due tournée e decine di date. Insieme a loro un amico rientrato in Italia dal Guatemala per preparare questa nuova avventura cinese.

Da Cina in Italia di settembre 2017