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Per i giovani cinesi meglio l'affitto che il mutuo

2017年10月27日 18:05 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel

 

Una ricerca dell’Accademia cinese delle Scienze sociali rileva che oltre il 55% dei giovani laureati cinesi preferisce vivere in affitto piuttosto che «sopportare il pesante onere dei mutui per l’acquisto di una casa»

 

Se per i loro genitori avere una casa ha sempre rappresentato un obiettivo da raggiungere, una condizione necessaria per una vita serena, un requisito per dare stabilità alla famiglia, per le nuove generazioni le priorità sono cambiate. Complice l’impennata dei prezzi delle abitazioni e i nuovi stili di vita, i giovani cinesi preferiscono vivere in affitto piuttosto che acquistare una casa. Secondo quanto riportato dall’Accademia cinese delle Scienze sociali, oltre il 55% dei laureati cinesi nati negli anni Novanta sceglie questa opzione. A scoraggiarli dall’acquistare una casa la prospettiva di dover «sopportare il pesante onere dei mutui per le abitazioni» che per un lungo arco di tempo avrebbe ripercussioni sul loro budget e sulla qualità della loro vita.

I neolaureati

Come si legge nell’articolo pubblicato dall’Accademia delle Scienze sociali, circa il 30% dei laureati nati dopo il 1990, a un anno dalla fine dell’università, vive in uno spazio inferiore ai venti metri quadrati. Nonostante questo, però, solo un terzo di loro si dice disposto a sostenere i sacrifici necessari all’acquisto di una casa. Meglio pagare un affitto più alto per vivere in un appartamento migliore che sobbarcarsi un mutuo. Ne è convinto Liu Hui, che ha 25 anni e paga 4.200 yuan al mese di affitto, pari a circa 520 euro, che corrispondono alla metà del suo reddito mensile. Prima ne spendeva 1.800 in meno, ma ora vive in una casa più comoda, confermando quindi la tendenza sempre più diffusa tra i giovani cinesi a perseguire il miglioramento della qualità della loro vita.

Il mercato immobiliare

Un peso notevole nell’indirizzare i giovani verso una vita in affitto lo hanno ovviamente i prezzi delle case che nel corso di questi ultimi anni hanno registrato rialzi vertiginosi. Nelle città cinesi di primo livello hanno raggiunto un valore che supera di oltre quaranta volte il reddito medio dei residenti. È evidente, quindi, che un giovane difficilmente può avere la possibilità di far fronte a costi così elevati, di conseguenza è portato ad optare per un appartamento in affitto, rinviando il momento dell’acquisto della prima casa. Un momento che arriva sempre più tardi. Basti pensare che a Pechino e Shanghai, se nel 2013 l’età media in cui si acquistava la prima casa era di 30 anni, nel 2016 è già salita a 34.

Vita in affitto

Il fenomeno dell’aumento della popolazione in affitto è poi strettamente connesso a quello della popolazione fluttuante, che da decenni caratterizza la società cinese, con un costante incremento legato alla massiccia urbanizzazione che ha segnato la Cina. Con questa espressione si indicano i migranti interni, cioè tutti quei cinesi che vivono e lavorano in zone diverse da quelle in cui hanno la residenza registrata (hukou). Con la rapida crescita della Cina, anche la popolazione fluttuante continua ad aumentare. Nel 2015 rientravano in questa categoria 247 milioni di cinesi, nel 2020 si stima che diventeranno 282 milioni e nel 2030 potrebbero raggiungere quota 327 milioni. In altre parole, si può dire che un cinese su cinque si sposterà per oltre dieci anni, vivendo in posti diversi presumibilmente in affitto. Tenendo conto anche di questo, il Beijing Homelink Real Estate Brokerage prevede che gli inquilini in Cina passeranno dai 160 milioni del 2015 a 190 milioni nel 2020 fino a 270 milioni entro il 2030.

Il business degli affitti

Chi lavora nel settore immobiliare non può non tenere conto di questa tendenza emersa nella società cinese. Il vice presidente dell’agenzia immobiliare 5i5j, Hu Jinghui, ha spiegato che proprio alla luce di questo ci sono sviluppatori immobiliari che affittano le case rimaste invendute. In base a un sondaggio effettuato tra i trenta maggiori sviluppatori immobiliari cinesi, un terzo offre appartamenti in affitto. Un mercato che ha suscitato l’interesse anche di aziende come Alipay e Xiaomi. Secondo gli esperti del settore, però, c’è il rischio che tutto questo faccia salire i prezzi degli affitti, soprattutto nelle città di primo livello, per questo è fondamentale che vengano attuate politiche adeguate e buoni modelli di business, che dovrebbero contribuire a frenare anche l’impennata dei prezzi delle abitazioni.

Da Cina in Italia di settembre 2017