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Come scegliere il nome cinese

2017年11月17日 18:40 fonte:Cina in Italia  autore: Jacopo Bettinelli

 

In Cina è un aspetto molto importante perché i nomi portano con sé significati ben precisi. Anche gli stranieri che ci vivono si possono trovare a doverne sceglierne uno che spesso non è una semplice traslitterazione

 

Oramai ho superato l’undicesimo anniversario da quando, nel settembre 2006, ho varcato le soglie dell’ex Cinema Italia di Venezia per la mia prima lezione di cinese all’Università Ca’ Foscari. Da quel momento, la mia vita è cambiata sotto molti aspetti, dai più grandi, come il mio trasferimento a Pechino, ai più piccoli, come la lingua del sistema operativo del cellulare. Fra i piccoli cambiamenti che tutti i sinologi incontrano sulla propria strada, ce n’è uno che ci infastidisce particolarmente e di cui non riusciamo a liberarci. Si palesa quando qualcuno scopre la nostra area di studi e, in diverse forme, fa la domanda più odiata di sempre: «Come si scrive il mio nome in cinese?».

Il cinese, non avendo un alfabeto ma servendosi di suoni sillabici ben definiti, non ha la possibilità di riprodurre fedelmente il suono di una parola straniera, ma lo deve adattare utilizzando le sillabe più simili al suono originale. Questa è solo la prima delle difficoltà che si incontrano nel processo di trascrizione dei nomi, poiché ogni sillaba cinese può avere toni differenti e, soprattutto, può essere scritta con caratteri differenti, che si pronunciano in maniera simile ma hanno significati diversi. Faccio un esempio concreto. Quando avevo pochi mesi di vita, mia mamma incontrò per le vie di Milano un vecchio signore cinese che per duemila lire scriveva qualsiasi nome in cinese. Così il mio nome venne ripetuto qualche volta e il signore intinse il pennello nella china per tracciare i tre caratteri Ya ke bao su un foglio di carta di riso. Ciò non significa che il nome Jacopo possa essere traslitterato solo con quei tre caratteri, infatti alcuni amici cinesi ora mi chiamano Ya ke bu. Solo l’ultima sillaba ha cambiato pronuncia, ma nessuno dei caratteri originali è rimasto uguale. Cercando su dizionari o su internet la trascrizione del nome inglese Jacob, ho trovato almeno una decina di combinazioni differenti, ma il mio nome cinese non è in nessuna di queste.

Quando nel febbraio 2009 partecipai, assieme ad una decina di compagni cafoscarini, alla nostra prima lezione alla Capital Normal University di Beijing, la prima domanda che la professoressa ci fece fu: «Chi di voi ha già un nome cinese?». I nostri compagni coreani erano già dotati di un nome locale, ma nessuno di noi studenti veneziani ne era provvisto. La professoressa girò fra i banchi, chiedendo ad ognuno di noi di leggere il proprio nome ed appuntandosi qualche informazione sul foglio dell’appello. Quando arrivò a me, pronunciai lentamente e chiaramente il mio nome e cognome ma aggiunsi un appunto: «Non voglio avere un nome che suona come quello di uno straniero, ma un nome da vero cinese». La professoressa annuì e mi chiese di ripetere il mio nome un’altra volta. Il giorno dopo ognuno di noi aveva un nome cinese che ricalcava, più o meno accuratamente il proprio nome italiano, così che la mia cara amica Maria era diventata improvvisamente Ma li ya o Sara si era trasformata tutto d’un tratto in Sha la. Io, invece, non solo avevo un nome ma anche un cognome: ero entrato nei panni di Yang Li.

Yang Li significa letteralmente “forza dei pioppi”, poiché ogni carattere della lingua cinese porta con sé un significato ben preciso. Capita spesso, quindi, che i cinesi chiedano ad un occidentale cosa significhi il proprio nome. So che Jacopo viene dall’ebraico e dovrebbe significare “Dio ha protetto”, ma in Occidente è occorrenza comune non sapere il significato del proprio nome.

Confucio pose particolare attenzione al concetto di rettificazione dei nomi, secondo il quale ogni cosa, persona o incarico deve essere chiamato con il giusto nome, altrimenti si genera il caos. Così, poiché ogni nome proprio è composto da caratteri dal significato ben preciso, il nome di ognuno di noi porta con sé la descrizione di ciò che siamo e ciò che possiamo compiere nella vita. Per questo motivo in Cina scegliere un nome non è una cosa da fare alla leggera, ma porta con sé un peso non indifferente.

In Cina è frequente che una persona, a un certo punto della sua vita, cambi nome per una serie diversa di motivi. In caso di una malattia importante, si può decidere di cambiare nome come “metodo di cura”, in modo da ingannare la morte che si mette a cercare invano la persona che aveva sulla propria lista, senza trovarla. Può anche essere un modo per migliorare la propria fortuna. Vi sono maestri di fengshui specializzati nella scelta dei nomi, non solo per le persone, ma anche per società, negozi o ristoranti. Una loro consulenza può costare anche diverse decine di migliaia di renminbi. Così, prima che mio figlio nascesse a inizio agosto, mio suocero ha proposto una rosa di dieci possibili nomi fra cui il maestro di fengshui avrebbe scelto quello giusto a seconda del giorno e dell’ora precisa della nascita. Compiendo l’analisi dei cinque elementi cinesi e la pratica divinatoria del Libro dei Mutamenti, conosciuto anche come Yi jing o I Ching, è emerso che mio figlio ha carenza di acqua e legno, mentre il metallo è in quantità giuste, con fuoco e terra molto forti. La scelta del nome deve quindi sopperire alle mancanze, cercando i caratteri che contengano l’elemento dell’acqua e del legno. Nessuno dei nomi scelti da mio suocero rispettava queste caratteristiche, perciò il maestro ci ha consigliato tre nuovi nomi fra cui scegliere. Mio suocero c’è sicuramente restato male e ha studiato un nuovo nome che rispondesse alle richieste di acqua e legno. Così ora, dopo quasi un mese dalla nascita, mio figlio è ancora senza un nome. Intanto, però, mi riferisco a lui col suo nome italiano: Primo Bettinelli.

Da Cina in Italia di ottobre 2017