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Il ritorno in Cina dei giovani cinesi

2017年12月07日 19:59 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel

 

Sono sempre più numerosi i giovani cinesi che dopo un’esperienza di studio all’estero decidono di tornare in Cina decisi a lanciare nuove startup

 

Alla fine del 2016 i cinesi tornati a vivere in Cina dopo essere emigrati all’estero hanno superato quota 2,65 milioni. Tra loro ci sono anche i 432.500 studenti rientrati nel 2016 dopo aver conseguito titoli di studio in università straniere. Sono il 36,26% in più rispetto ad appena cinque anni fa. Una tendenza strettamente connessa al rapido sviluppo economico che ha caratterizzato e continua a caratterizzare la Cina, rendendola un Paese sempre più attraente. Del resto, anche il governo cinese si è impegnato in politiche mirate al rientro dei propri talenti. A questo fenomeno e alle prospettive lavorative e imprenditoriali di questi giovani cinesi è dedicato il rapporto Report on Employment & Entrepreneurship of Chinese Returnees 2017, stilato dal Center for China and Globalization in collaborazione con Zhaopin.com, che già un paio di anni fa si erano occupati del tema. Basandosi sulle risposte di 1.821 intervistati, il rapporto traccia un dettagliato identikit di chi sono, in quali città vivono, cosa li ha spinti a tornare e quali aspirazioni hanno i giovani cinesi espatriati per perfezionare gli studi all’estero che hanno poi scelto di costruirsi un futuro lavorativo nel loro Paese d’origine.

 

Studenti di ritorno

Sono in maggioranza maschi, quasi tutti con cittadinanza cinese, più del 90% nati negli anni Ottanta e Novanta, oltre il 70% figli unici e non sposati. Prima di partire per studiare all’estero, la maggior parte di loro viveva a Pechino, Shanghai e Guangzhou, il 56,2% aveva già conseguito una laurea, il 21,4% un diploma e il 19,5% un master. Nel periodo di studio all’estero, il 61,5% ha conseguito un master, il 31% una laurea e il 3,5% un dottorato. Regno Unito e Stati Uniti sono le destinazioni di studio più gettonate, scelte rispettivamente dal 24,9% e dal 17,9%. Seguono Giappone (10,9%), Australia (8,8%) e Corea del Sud (6,3%). La prima meta europea è la Francia che, come il Canada, è il Paese prescelto dal 4% degli interpellati. L’ambito di studi favorito è quello economico e finanziario, che distanzia di molto le scienze applicate, le discipline artistiche e le scienze sociali.

Dopo aver passato all’estero da pochi mesi (12,2%) a oltre sei anni (19,8%), con una maggioranza che sta fuori da uno a tre anni (39,1%) o da tre a sei (29%), questi giovani talenti cinesi sempre più spesso decidono di tornare a vivere in Cina, convinti di poter essere maggiormente competitivi sul mercato cinese proprio grazie alle esperienze maturate all’estero. Su questa decisione però pesano prima di tutto anche la volontà di riunirsi con i propri familiari e il fattore culturale, seguiti poi dalla crescita economica e dalla stabilità politica della Cina.

 

Il mondo del lavoro

Una volta tornati in Cina reduci da un periodo più o meno lungo passato all’estero, gli ex expat si trovano a dover affrontare la ricerca di un’occupazione. Il canale più utilizzato è internet (62,6%), in particolare le offerte di lavoro sui siti specializzati oppure i social media, mentre per circa un quinto degli intervistati l’aiuto di amici e parenti risulta determinante. In ogni caso, i tempi per centrare l’obiettivo di un primo impiego sono piuttosto rapidi. Dopo appena tre mesi il 70,7% lavora e dopo sei mesi la percentuale sale all’89,2%. Ad assorbire una grossa fetta di cinesi di ritorno è l’ambito di telecomunicazioni, elettronica e internet, seguito dal settore finanziario. Le posizioni di lavoro più frequenti sono quelle relative a vendita, supporto tecnico, marketing e pubblicità e in genere non coincidono con l’ambito degli studi frequentati all’estero. Solo il 16,9%, infatti, è riuscito a trovare fin da subito un lavoro totalmente in linea con la propria formazione. Dal punto di vista della retribuzione, il 44,8% guadagna meno di 6.000 yuan al mese, il 35,7% da 6.000 a 10.000 e solo il 5,8% può contare su uno stipendio superiore a 20.000 yuan. Questi giovani comunque sono decisamente ottimisti per il loro futuro, convinti che riserverà loro possibilità di carriera.

 

Lo spirito imprenditoriale

Ma ciò che caratterizza maggiormente questi giovani tornati in Cina dopo esperienze di studio all’estero è l’intenzione di lanciare startup e attività in proprio. Oltre il 60%, infatti, al rientro avvia un proprio business, convinto che in Cina ci sia un grande potenziale per le attività imprenditoriali. A partire da innovazione tecnologica e servizi moderni. Una tendenza, sottolinea il rapporto del Center for China and Globalization, emersa prepotentemente nel 2015, anno in cui si è registrato un boom dell’imprenditoria tra i cinesi di ritorno, grazie alle politiche mirate messe in atto dal governo cinese. Anche se Pechino e Shanghai restano le città preferite per l’avvio di startup, le città di seconda fascia come Chengdu e Wuhan stanno guadagnando terreno, complici la fase di rapida crescita economica che le vede protagoniste. Il capitale iniziale arriva soprattutto dai risparmi personali, dal supporto di famiglia e amici e da prestiti bancari, che crescono rispetto al passato. Ma capitale iniziale e buoni propositi non bastano per far decollare un business. Come emerge dalla ricerca, infatti, i profitti tardano ad arrivare e le esperienze fallimentari non mancano, dovute perlopiù alla poca esperienza e alla scarsità di capitali. Le sfide più difficili da fronteggiare riguardano i costi elevati, la mancanza di accesso al credito, la limitata conoscenza del mercato cinese e gli inadeguati servizi di supporto disponibili per gli imprenditori tornati in Cina dall’estero.

Sfide che però anche i giovani cinesi che studiano in patria sono disposti ad affrontare. Un altro studio condotto dal Center for China and Globalization su 2.797 studenti di cento università cinesi ha rilevato che oltre il 60% di loro è interessato a lanciare una startup, preferibilmente in città cinesi di seconda fascia, a cui riconoscono una rapida crescita e un miglioramento dal punto di vista delle infrastrutture. Al contrario le città di prima fascia stanno gradualmente perdendo la loro attrattiva a causa del crescente costo della vita e del traffico. Come si sottolinea nella ricerca, a fronte di questo diffuso spirito imprenditoriale, è importante che le università svolgano un ruolo più attivo nell’offrire supporto agli sforzi degli studenti e il governo metta in campo misure mirate volte a sostenere le startup avviate dai giovani cinesi.

Da Cina in Italia di novembre 2017