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Laowai, un expat italiano in Estremo Oriente

2018年01月19日 20:06 fonte:Cina in Italia  autore: Nino Azzarello

 

Dalla Chinatown più grande e nota d’Italia Martino Piccioli vola in Cina, dove si rimette in gioco, parte alla scoperta del Paese e diventa blogger

 

«Durante una cena a casa mia, tre anni fa, mentre io mi lamentavo che tutto intorno a me languida nell’immobilità, lei, posando la forchetta e guardandomi negli occhi mi fa: Martino, ma chiudere baracca e burattini e andarsene all’estero, no, eh? Ho riconosciuto questo come l’inizio del mio viaggio... Un salto nel buio, senza sapere dove sarei andato a finire». Così dice Martino Piccioli, in arte MartinoExpress, architetto di Prato e autore di Laowai, un pratese in Cina (goWare Firenze, pag.182), che, deluso e snobbato dall’ambiente professionale in cui si sente ingessato, coglie al volo un’opportunità improvvisa e imprevista di andare a lavorare in Cina come artistic supervisor per conto di una società fiorentina. Molla tutto e, spinto dalla curiosità e la voglia di rimettersi in gioco, si catapulta nella Cina più autentica, quella in cui ancora essere straniero, appunto laowai, fa spalancare gli occhi ai passanti.

Inizia così il suo lungo viaggio in varie località della Cina e dell’Estremo Oriente, ma è sopratutto a Wuhan, capitale della provincia di Hubei, dove la sua determinazione e il suo coraggio sono messi a dura prova e dove le continue frustrazioni e difficoltà del primo avvio in un Paese sconosciuto e con una lingua sconosciuta gli fanno scoprire risorse interiori insospettate, insomma lo rivelano a se stesso... Abbandonata la comfort zone, in assenza dei riferimenti culturali e dei segni rassicuranti delle proprie certezze, Martino si lancia a capofitto nell’avventura con il solo salvagente dello strumentario dei social network a cui diventa inesorabilmente addicted. Scarica una valanga di foto e appunti di viaggio, resi in un linguaggio ironico e semiserio, che hanno l’immediatezza del reporting on line, e diventa un blogger irriducibile, convinto che condividere l’esperienza che si fa faccia parte dell’esperienza stessa. 
Dal blog al libro lo sviluppo è fortuito e voluto dall’editore, può darsi. Comunque sia, il libro risente potentemente del mezzo che lo ha generato: ha il linguaggio brioso e scanzonato del blog, l’andamento veloce e il piglio immediato della condivisione in tempo reale, con l’aggiunta di foto e video.E di questo mezzo che lo ha partorito ha pregi e difetti. In positivo c’è che il racconto è indenne dalla tentazione dell’esotismo e della interpretazione antropologica, la prosa è leggera e discorsiva come in una conversazione tra amici, infiorata da metafore e battute inventate per far ridere (non sempre riuscendoci), ma anche venata da sentimenti veri e credibili che sono il sostrato di un confronto “casa-altrove”. D’altra parte, però, non è del tutto esente dagli stereotipi, come vorrebbe far credere l’autore, certe conclusioni sono affrettate e, diciamolo, di poco spessore; inoltre la descrizione degli spostamenti e dei punti d’interesse delle grandi metropoli, Pechino e Shanghai, è lacunosa e risente di una schematicità arbitraria che nuoce alla struttura stessa del libro.
Un pratese in Cina non è un travel book, né una guida per entrare nella cultura del Paese, è un diario autoreferenziale che premia il coraggio di affrontare la quotidianità in un Paese immensamente ricco e complesso, ma profondamente diverso e lontano dall’Occidente. Ha, però, la capacità di far breccia sui giovani che vorrebbero come Martino cercare un altrove e cercarsi e può funzionare come stimolo alla scoperta di un Paese che fa paura ma che attrae intensamente.Se il libro, con tutti i suoi limiti, riuscirà a spingervi a mettere da parte i soldini per il viaggio, se vi darà la smania di andare a conoscere la Cina, avrà comunque raggiunto il suo scopo.

Da Cina in Italia di dicembre 2017