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L'effetto farfalla del bike sharing

2018年02月02日 18:56 fonte:Cina in Italia  autore: Li Mingzi - Min Jie
Ventimila biciclette condivise sequestrate l’11 luglio 2017 in un parcheggio aperto nella città di Hangzhou. Foto CFP

 

 

 

Nell’“ultimo miglio” si trovano le premesse dell’enigma insoluto del traffico cittadino cinese, riflettendo su come la gestione del fenomeno del bike sharing forse sia solo un ripiego

Chi avrebbe mai immaginato che questo piccolo elfo, alla moda e grazioso, potesse diventare, in così poco tempo, un problema colossale per la gestione delle aree urbane cinesi. Questa innovazione, nata da internet mobile, sta diventando giorno dopo giorno il campo di battaglia tra capitale, innovazione, capacità di gestione pubblica urbana e moralità sociale individuale.

L’elefante nella cristalleria

La differenza maggiore tra il bike sharing e il car-hailing è che il primo richiede un gran numero di beni e operatività offline. Il bike sharing ha costruito le sue fortune su internet mobile, dal quale ha ottenuto inevitabilmente un modello di crescita espansivo. La sua immagine elegante e smart ha, almeno inizialmente, mascherato “l’effetto farfalla”. Continuano infatti ad emergere questioni legali come: il parcheggio disordinato che affligge l’ordine pubblico, la garanzia della sicurezza finanziaria dei depositi, i difetti di funzionamento, le frodi dei codici QR, i danni intenzionali alle biciclette e la loro appropriazione indebita.

A maggio di quest’anno il China Urban Transport Research Centre ha completato il National 36 Urban Centres Forum, il Business Forum e lo Users Forum e ha pubblicato la Relazione d’indagine sullo sviluppo del bike sharing. A causa delle esistenti controversie non vi sono state inserite scadenze per lo smaltimento, ma è stato richiesto alle aziende di «rimuovere prontamente le bici parcheggiate illegalmente e non fornire veicoli di servizio con rischi per la sicurezza». Il problema del controllo dei depositi da un lato permette alle aziende di usufruire dei depositi, necessari per la registrazione al servizio, e dei conti speciali di finanziamenti anticipati, dall’altro «implementa la supervisione e il controllo rilevanti sulla condotta delle aziende di noleggio biciclette su internet».

Le recinzioni elettriche possono essere una soluzione efficace?

Per quanto riguarda il problema del parcheggio, è in corso un dibattito se sia necessario utilizzare le recinzioni elettriche. Il dilemma principale viene dal fatto che esistono vincoli sul suolo, seguite da problemi di precisione. Nonostante i grattacapi dati dalle questioni tecniche, ciò che è veramente preoccupante delle compagnie di bike sharing è che implementando la politica delle recinzioni elettriche si ritornerebbe a un modello di mucchi di biciclette ammassate.

Molte compagnie di bike sharing hanno ammesso che i controllori sono fondamentali, specialmente nelle grandi città. Il costo delle persone è molto elevato e l’asserzione che la manutenzione delle biciclette è gratis è falsa, «cercare i mezzi e sistemarli, il funzionamento e la manutenzione hanno bisogno delle persone». Lungo le linee della metropolitana, nei luoghi turistici e nei pressi dei grandi centri commerciali si potrebbe impiegare più personale dedicato alla manutenzione. Il personale di terra può occuparsi solamente del controllo sulle brevi distanze, mentre per le lunghe distanze la maggior parte dei controlli è svolta dalle compagnie di logistica. Per loro il vero problema da risolvere non è far parcheggiare ordinatamente cento biciclette, ma come far parcheggiare le biciclette che arriveranno dopo che le prime cento saranno parcheggiate.

Alcune persone ritengono che la causa dei parcheggi disordinati sia la mancanza di spazio, dunque le recinzioni elettriche non sono in grado di risolvere efficacemente il problema del parcheggio di centinaia di migliaia di biciclette. È stato tuttavia proposto di stabilire una “lista” di aree vietate al parcheggio in cui, grazie alla collaborazione tra governo e compagnie, utilizzando il gps, coloro che parcheggiano in una di queste aree non possono bloccare la bici e conseguentemente continuano a pagare.

È necessario un controllo totale sulle biciclette condivise?

Sempre più spesso mobilità e amministrazione si ritrovano a giocare come il gatto con il topo: da un lato abbiamo i governi locali che gestiscono le città e non permettono l’afflusso di nuove biciclette e dall’altro abbiamo le compagnie di bike sharing che per migliorare l’esperienza dei clienti e aumentare la propria fetta di mercato devono rafforzare il proprio brand il più possibile, specialmente nelle aree a maggior densità abitativa.

Alcuni ritengono che sia necessario un controllo totale sulle biciclette condivise poiché non c’è modo di evitare il loro ammassamento nei principali snodi del traffico. Lo spazio operativo delle biciclette è principalmente la strada pubblica cittadina, la cui gestione dipende dall’urbanistica, dal dipartimento dei trasporti e anche da tutti gli altri dipartimenti governativi coinvolti come quello delle strade e della comunità. Solamente seguendo un modello di controllo totale, gestendo le aziende del bike sharing in franchising, il governo avrà la forza di applicare la legge sulle biciclette condivise e allo stesso tempo le compagnie di questa industria avranno accesso ai finanziamenti pubblici grazie ai diritti conferiti dallo status di franchise.

Altri ritengono che i requisiti della mobilità di una città non siano in relazione solamente con questi dati statistici e siano strettamente collegati con la capacità di trasporto cittadina, la pianificazione del traffico e altri fattori. Le abitudini di mobilità possono essere coltivate e mutare costantemente e pertanto il calcolo finale dovrebbe essere lasciato al mercato.

Oggi molti dipartimenti governativi di base sono in uno stato di confusione. Ci sia o meno l’autorizzazione a confiscare o elevare multe ancora non si sa. Una volta che il caos perdura molto tempo è facile che questo porti a un modello di amministrazione a “taglia unica”. 

La futura pianificazione del trasporto urbano deve cambiare

L’enigmatica posizione odierna sulle biciclette condivise nell’amministrazione urbana riflette uno stato di non maturità degli utenti, delle compagnie e del governo cinesi: i primi hanno a cuore solamente la propria convenienza, le seconde hanno il solo intento di espandersi sul mercato, mentre il terzo affronta passivamente i fatti compiuti e manca di un meccanismo di risposta rapida. 

L’offerta di biciclette pubbliche in Cina era scarsa e le pratiche burocratiche lente e macchinose, per questo motivo vi è stata questa ascesa del bike sharing. Le biciclette condivise sono un ottimo elemento complementare a quelle pubbliche, diminuiscono il peso sul governo e attenuano l’aumento della pressione su quelle pubbliche. Investendo nel piccolo si avrebbero grandi benefici per la società e questa dovrebbe essere la direzione che la pianificazione della mobilità cittadina dovrebbe prendere.

Nell’“ultimo miglio” si trovano le premesse dell’enigma insoluto del traffico cittadino cinese, riflettendo semplicemente su come la gestione del fenomeno del bike sharing forse sia solo un ripiego. In ogni caso, l’effetto domino scatenato da questo “elefante in una cristalleria” è appena iniziato. Una volta che il governo interverrà ufficialmente nella supervisione e nell’operatività del bike sharing, il dipartimento della mobilità assumerà la gestione delle biciclette, il dipartimento all’urbanistica assumerà la gestione dei parcheggi, il dipartimento dei prezzi assumerà la gestione nella formulazione dei prezzi, le banche assumeranno la gestione dei depositi, il fisco comincerà a riscuotere le tasse, il dipartimento di controllo qualità introdurrà degli standard qualitativi. Insomma, la seconda parte di questo gioco non sembra essere poi così divertente.

Traduzione L. Simonelli

Da Cina in Italia di gennaio 2018