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Chi è Shanghai Tang

2018年03月07日 19:26 fonte:  autore: Marta Cardellini

 

Ha fatto parlare di sé perché è stato uno dei pochi brand cinesi passato in mani italiane, ed oggi è sotto la guida di un direttore creativo appassionato di made in Italy e di Cina

 

Ha debuttato durante le ultime sfilate della Milano Fashion Week con una presentazione degna di quello che si definisce un vero “mix fra Oriente e Occidente”. I fiori, le stampe, i colori e le sete sono stati i rappresentanti della sfera asiatica, mentre le linee e il mood hanno avuto una carattere prettamente italiano.

È questo il gioco su cui ha puntato il noto brand di lusso Shanghai Tang, fondato a Hong Kong nel 1994 da David Tang e acquistato lo scorso 2017 dall’imprenditore italiano Alessandro Bastagli che si è posto alla guida della società. Ad avere la nomina di direttore creativo è stato, di recente, Massimiliano Giornetti, che ha firmato la sua prima collezione autunno/inverno 2018-19 sulle passerelle milanesi. 

«La seta, l'elemento simbolico della cultura millenaria cinese, gioca un ruolo emblematico nella nuova collezione: distribuita in innumerevoli varianti, il materiale diventa un ponte ideale tra l'Italia e la Cina le cui due anime sono ora armonizzate nel marchio», così è stata presentata la nuova linea del brand che, oggi con 12 punti vendita nel mondo, punta a “tessere un filo” fra l’Europa e il Dragone.

Le scelte del nuovo direttore creativo hanno portato la Cina ad essere vera protagonista del futuro, e Shanghai Tang è diventato il primo vero marchio cinese del lusso capace di comunicare su un piano globale. Giornetti, collezionista e appassionato di arte cinese, dai tessili alle porcellane, ―come egli stesso ha dichiarato―, ha unito in passerella la migliore tradizione cinese e l’arte italiana, grazie al lavoro di un tema internazionale cinese, italiano e francese.

Gli elementi tradizionali sono stati uniti ad uno spirito contemporaneo, è così che il qipao si è trasformato in un tubino moderno capace di attrarre l’attenzione non più solo dei compratori cinesi, ma anche di quelli occidentali.