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Massimiliano Esposito: I cinesi? Li prendo per la gola

2018年04月13日 17:10 fonte:Cina in Italia  autore: Lea Vendramel

 

Lo chef Massimiliano Esposito è il presidente della Delegazione cinese della Federazione italiana cuochi. Da tre anni vive e lavora a Pechino. Il suo piatto forte per conquistare i palati cinesi? Gli spaghetti aglio, olio e peperoncino

 

In Cina da tre anni, organizzatore dell’Italian Pasta Summit da due, presidente della Delegazione cinese della Federazione italiana cuochi da uno. Lo chef Massimiliano Esposito è diventato un vero e proprio ambasciatore della cucina italiana in Cina. Quando tre anni fa un caro amico e collega, chef di un importante gruppo che gestisce una quarantina di ristoranti italiani in Cina dislocati tra Pechino, Shanghai e Hong Kong, lo ha invitato a trasferirsi, non ci ha pensato due volte e, come racconta a Cina in Italia, attratto dal «fascino dell’Asia e da un Paese che in trent’anni è cambiato profondamente come nessun altro», si è lasciato alle spalle il lavoro sulle navi da crociera per volare nella capitale cinese.

CUCINA CHE PASSIONE

Ad accoglierlo ha trovato un ambiente molto vivace, aperto e dinamico. Anche per i cinesi, come per gli italiani, ha notato fin da subito chef Massimiliano, «la cucina occupa un posto di primo piano e mettersi a tavola è considerato un momento molto importante della giornata». Che si tratti di contatti di lavoro, di incontri tra amici o di riunioni di famiglia, pranzare o cenare insieme è un’abitudine estremamente diffusa tra i cinesi. Al di là del fattore culturale, poi, chef Massimiliano ha riscontrato in Cina «molta curiosità e passione per la cucina che si è tradotta, specialmente nelle nuove generazioni, in un’evoluzione del gusto». Complici le maggiori possibilità di viaggiare, di conoscere ciò che arriva dall’estero e di documentarsi, i giovani cinesi non solo sono molto attratti dalle novità, «interessati ad avere una diversa esperienza culinaria nei numerosissimi ristoranti italiani, spagnoli e francesi presenti nelle loro città, avvicinandosi così alla western cuisine», ma sono anche molto attenti a ciò che viene loro proposto in questi ristoranti occidentali, «verificando se quello che viene servito risponda o meno alla realtà».

LA CUCINA ITALIANA IN CINA

Visto il successo che sta riscuotendo in Cina, non c’è dubbio che la cucina italiana piaccia ai cinesi, che apprezzano particolarmente alcuni aspetti della tradizione culinaria tricolore che la avvicinano a quella cinese. Entrambe le cucine, spiega chef Massimiliano, «sono caratterizzate da una diversificazione degli ingredienti, molto legata al territorio». Pur avendo dimensioni decisamente diverse, tutti e due i Paesi, l’Italia con le sue regioni e la Cina con le sue province, possono contare su una varietà di ingredienti e tradizioni culinarie molto ampia.

Ma la carta vincente che gli chef italiani possono giocarsi per conquistare i palati cinesi è rappresentata dalla pasta. Non solo perché è l’elemento che rappresenta per eccellenza la cucina italiana, ma soprattutto perché è un punto di contatto con la tradizione cinese. «Noi abbiamo svariati tipi di pasta, i cinesi hanno i noodle – sottolinea lo chef – si tratta di un elemento primario e fondamentale per entrambe le cucine, quindi presentare piatti a base di pasta per valorizzare questo ingrediente ci ha aiutato molto nell’incontrare il gusto cinese». E per centrare in pieno l’obiettivo non servono condimenti strani o particolarmente elaborati, basta «un semplice piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino, che poi così semplice non è, ma è un piatto che non tradisce mai, dal sapore molto deciso, con il peperoncino che, come lo zenzero per i cinesi, sta bene dappertutto», assicura chef Massimiliano.

DE GUSTIBUS...

Certo, come succede in molti ristoranti cinesi in Italia, anche nei ristoranti italiani in Cina vengono adottati alcuni piccoli accorgimenti per andare incontro al gusto dei cinesi. Ma, ci tiene a precisare il presidente della Delegazione cinese della Federazione italiana cuochi, «solo per quanto riguarda le consistenza, non le ricette». Ad esempio, visto che i cinesi sono abituati a mangiare i noodle, che rispetto alla pasta italiana risultano più morbidi, si evita di proporre piatti di pasta o riso cotti al dente. «Sapendo che la cottura al dente non incontra il gusto dei cinesi, tendiamo a cuocere la pasta e il riso qualche minuto in più rispetto alle abitudini italiane, ma senza mai stravolgere la ricetta e le modalità di preparazione degli altri ingredienti». Del resto, è evidente che nelle due cucine ci siano anche elementi distanti e tradizioni che non si sposano così facilmente le une con le altre. «Basti pensare all’agrodolce, poco utilizzato nella cucina italiana, ma molto presente in quella cinese, o al diverso concetto di dolce – spiega – ma è normale che ogni Paese abbia le proprie tradizioni, che rappresentano una ricchezza ed è giusto imparare ad apprezzare».

PASTA E PIZZA

Per facilitare la diffusione di piatti e prodotti della cucina italiana, chef Massimiliano, dopo il suo arrivo in Cina, ha ideato e lanciato l’Italian Pasta Summit, una competizione in cui una trentina di chef cinesi selezionati a livello nazionale si sfidano a colpi di piatti di pasta. «Molti chef cinesi non solo sanno cucinare la pasta ma sanno farlo molto bene, questo anche grazie alla possibilità di lavorare nelle cucine di eccellenti ristoranti italiani presenti in Cina», racconta a Cina in Italia. Dopo due edizioni tutte dedicate al primo piatto per eccellenza, quest’anno per la terza edizione chef Massimiliano vorrebbe far entrare in gara anche la pizza e lanciare l’Italian Cuisine Summit, che potrebbe sbarcare a FHC China – China’s Global Food & Hospitality Expo, in programma a Shanghai a novembre.

Da Cina in Italia di marzo 2018