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I cinesi conoscono davvero l’agroalimentare italiano?

2018年06月17日 22:04 fonte:  autore: redazione

 

Fra i prodotti italiani più apprezzati in Cina ci sono la pasta e il Barolo, segno che la grande varietà del made in Italy tarda ancora a farsi conoscere

 

Sebbene i dati degli ultimi anni parlano di un mercato in continua ascesa, il settore dell’agroalimentare italiano in Cina potrebbe non godere di una stima così scontata come sembra.

I numeri di Federalimentare dicono che l’export del food&beverage italiano ha fatto registrare nel 2017, in generale, un aumento del 7% sull’anno precedente con un fatturato di fine anno di circa 32 miliardi di euro. Fra le destinazioni più rilevanti dei prodotti made in Italy ci sono l’Europa, gli Stati Uniti e l’Asia, con la Cina in testa.

Assodato quindi il crescente interesse e consumo, quanto realmente ne sanno i cinesi dei prodotti italiani?

Secondo l’indagine dell’Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies sul posizionamento del made in Italy in Cina, condotta da Nomisma Wine Monitor, su un campione di 1.000 cittadini dal reddito medio-alto residenti a Pechino e Shanghai la metà dei consumatori cinesi chiamati ad associare al Belpaese un prodotto o un brand agroalimentare ha risposto ‘non so’.

I dati hanno confermato che la pasta è la più conosciuta dai cinesi, nominata dal 31% di coloro che danno un’indicazione di prodotto, seguita dai brand Ferrero (10%) e Illy (4%). Restano appena fuori dal podio la pizza (4%) e l’olio d’oliva (3%), mentre a sorpresa il tiramisù batte i prodotti simbolo del’italianità: gli spaghetti, il brand Barilla, il formaggio e i maccheroni.

La classifica del vino vede premiati il Barolo (13%), l’Amarone (7%) e il Chianti (6%), seguiti però da risposte come “Piemonte”, “Docg”, “Italia”, “vino italiano”, “vino rosso” e “Toscana”, indicazioni che evidenziano una sostanziale confusione culturale rispetto al nostro prodotto enologico.

Il risultato evidenziato rappresenta, secondo quanto sottolineato dalla stessa indagine, da un lato una mancanza di conoscenza e dall’altro quella di promozione, che si traduce in un deficit di comprensione sul fronte consumer e in una conseguente difficoltà di posizionamento per i nostri produttori a vantaggio degli altri competitor.